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Lettere al Direttore

Renzi il trasformista

Come negare che il nostro buon Renzi non s’inserisca a pieno titolo nella del trasformismo che trae le sue radici dalla sinistra liberale ottocentesca di De Pretis e Minghetti. Altro che Fregoli. Lui ti punta negli occhi, pensi di aver a che fare con un esponente cattolico-popolare e lui che fa? Zac si trasforma in leader socialista tout-court. Pensi che sia sincero quando disse di appoggiarere il compagno Letta, capo del governo del suo Pd. E zac il giorno dopo lo disarciona senza tanti fronzoli. Poi cambia maggioranza in Parlamento a suo piacimento, senza nessun passaggio elettorale: si parla senza nessun imbarazzo, come se fosse la normalità democratica, di tre maggioranze simultaneamente attivate dal nostro maghetto: una con Alfano e Monti per l’ordinaria amministrazione; una con Forza Italia per l’Italicum (alias riforma del sistema elettorale); e una alla bisogna, come per lì’elezione di qualche galantuomo di cui la sinistra (e il Pd in particolare) è sempre pronta a disporre (vedi l’elezione di Mattarella). Ora tra la Serracchiani e la Boschi è tutto un gongolare di dichiarazioni che per fare le turbo-riforme (come le chiama il nostro Renzaccio) non c’è più neppure bisogno dell’ingombrante Berlusca. Tra le copiose diserzioni dei 5 Stelle e la “formailità” del cambio di casacca dei montiani verso il Pd (più unito e attrattivo che mai, non fosse altro per le poltrone che il novello Silvan riesce a distribuire e moltiplicare a destra e a manca) il Parlamento può avere una maggiore stabilità. E se gi elettori assistono ammutoliti a questo spregiudicato valzer e si astengono sempre più in massa dal partecipare a quel rito ormai simbolico ed ininfluente che sono le elezioni politiche: chissenefrega, l’importante, come si diceva un tempo, è non disturbare il manovratore, che di anno in anno mentre l’economia va a rotoli promette che quello che verrà sarà l’anno buono. Salvo risvegliarci poi tutti quanti poveri e tassati a più non posso, come la sinistra ci ha da sempre abituato. Massimo Ciacchini - Livorno

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