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Lettere al Direttore

Berlusconi non ne azzecca più una.

Egregio Direttore, il signor Berlusconi , se non ricordo male, ha sempre condannato il teatrino della politica perché curava più gli interessi di parte e non quelli del Paese. Oggi , per pura ripicca , dichiara di non essere più interessato alle riforme , bensì a fare ostruzionismo a oltranza. Gli interessi del paese non lo riguardano più (forse non lo hanno mai riguardato). Agli italiani non è dato sapere cosa si siano detti lui e Renzi al Nazareno e quindi non possono essere in grado di giudicare chi ha rotto veramente quel patto. La lotta bisogna farla stando dentro ai meccanismi del potere non tirandosene fuori e accettando anche compromessi pesanti purché si arrivi a soluzioni che consentono di andare nella direzione del progresso rispetto alla stagnazione in cui il paese si dibatte da anni. Di sicuro gli italiani comprendono che questa casta continua imperterrita a giocare , a cincischiare, a perdere tempo senza pensare minimamente al paese. Io penso che il signor Renzi stia facendo bene i suoi calcoli e farà quello che il signor Berlusconi avrebbe dovuto fare qualche anno fa. La legge elettorale ormai si trova per l’ultima approvazione alla camera, dove verrà votata senza alcuna modifica per evitare il suo ritorno al Senato dove , lì si, potrebbero esserci dei problemi per la sua approvazione in tempi brevi se non addirittura per andare verso il suo affossamento definitivo. Renzi fra non molto , nell’impossibilità di portare avanti le riforme, si rivolgerà agli italiani accusando tutta l’opposizione di non consentirgli di portare avanti il rilancio di cui il Paese ha urgente bisogno e chiederà di andare presto a nuove elezioni. Gli italiani gli daranno un mandato netto che supererà di gran lunga il 40% di cui ha bisogno per aver la maggioranza assoluta del partito nel futuro parlamento. Berlusconi ed i sui consiglieri rischiano di fare la fine di Fini. Le spese di tutto questo, naturalmente, saranno sopportate dai soliti noti. I cittadini italiani. Giovanni Ridinò

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