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Lettere al Direttore

Signor Presidente della Repubblica saremo un giorno un paese civile?

Signor Presidente, sono Leonardo Cecca residente a Rivalta di Piacenza e La disturbo in quanto mi sembra che nel nostro amato paese, che io da ufficiale in pensione chiamo Patria, valga il detto "cambiano i suonatori ma la musica è sempre la stessa" pur se, ad onor del vero, Lei qualche intonazione un po' diversa l'ha portata. Il giorno 10 u.s. ( Giorno della memoria) Lei ha pronunciato queste precise parole: " Per troppo tempo sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo, hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia": veramente grandi parole degne di un Capo di Stato che ha finalmente sentito il dovere di dire a chiare lettere ciò che una parte degli italiani ha taciuto per circa 70 anni. E' vero che già nel 2004 venne istituita "La giornata del ricordo" e che già il Presidente Napolitano nel 2007 ammise le responsabilità della sinistra per aver cercato di ignorare quanto di nefasto avvene nel 1947, ma sarebbe opportuno, come da anni si fa per gli eccidi compiuti dai nazifascisti, sviscerare i fatti affinchè, una volta rivelata la pura verità, si stabilisca un civile clima di concordia nazionale, come già fanno da anni gli spagnoli: celebrare le vittime della guerra civile tutte insieme. Lei Signor Presidente nel suo intervento del 10 u.s. non ha menzionato alcuni fatti di rilevante crudeltà e di inciviltà di cui si macchiarono alcuni nostri connazionali: mi riferisco ai profughi che sbarcarono a Venezia e ad Ancona accolti con insulti e sputi per il semplice fatto che lasciavano il paradiso comunista Jugoslavo e, pertanto, venivano addidati quali assassini, ladri e mascalzoni. Ha tralasciato anche quanto avvenne presso la stazione di Bologna, quando gruppi di "compagni" impedirono a dei treni che trasportavano profughi, di fermarsi per rifornirsi di latte e di acqua per far ristorare almeno i bambini. E' vero che Lei ha parlato della"tragedia dell'esodo" ma, forse, rammentare qualche particolare sarebbe stato utile per dare una connotazione più ampia. Lei, lo stesso giorno dell' elezione a Presidente della Repubblica, ha sentito il bisogno civile di rendere privatamente omaggio alle vittime dell'orrendo eccidio delle Fosse Ardeatine sorvolando però a pié pari sulle cause che portarono a tale efferato evento. Ebbene quell'eccidio, come tutti sanno ma su cui sorvolano, fu causato dall'attentato, ad opera di personaggi in borghese, al battaglione "Bozen" che causò la morte di una trentina di soldati, peraltro italiani di Bolzano, e di 7 civili. L'attentato a posteriori venne giudicato un atto di guerra, ma all'epoca non rientrava di certo nelle convenzioni internazionali che definivano la figura del combattente. Dopo 70 anni dalla fine della guerra lo Stato, del quale Lei ora è a capo, si trova ancora a dividere i morti in buoni e cattivi; si parla di eccidi compiuti dai nazifascisti, ma non si menzionano mai gli attentatori in abito borghese che scendevano dalle montagne, al massimo, come fatto più volte dal Suo precedessore, si parla di eccessi da entrambe le parti mai senza mai specificare. Spero e mi auguro che durante il suo settennato l'Italia segua il civile esempio della Spagna, che commemora contemporamneamente tutte le vittime della guerra civile e che ha un cimitero "Vallede los Caidos" ove riposano in santa pace gli appartenenti alle opposte fazioni. Sarebbe un grande esempio di civiltà, ne saremo capaci e/o degni? Cordialmente Leonardo Cecca

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