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Lettere al Direttore

L'era digitale nell'università italiana

Le scrivo per esporle un fatto capitatomi ieri. Cordiali saluti Laura Nobile Viviamo nell’era digitale. Oggi puoi fare tutto con uno smartphone. Puoi fare le cose che si facevano con i vecchi cellulari: telefonare, mandare sms, fare fotografie ma non solo. Con lo smartphone puoi modificare queste fotografie, puoi condividerle con i tuoi amici sui social, puoi fare acquisti pagando con la tua carta di credito, basta inquadrare il QR Code, quel quadratino con tanti puntini e segni strani che sembra insignificante ma che in realtà nasconde un mondo. Puoi leggere un libro, guardare video, addirittura film. Puoi cercare gli orari del treno senza rischiare di perderlo, puoi prenotare viaggi, puoi acquistare qualsiasi cosa sui siti e-commerce, basta avere la connessione ad internet. Oramai tutti navigano su internet con lo smartphone, ci sono abbonamenti mensili che con circa dieci euro ti danno di tutto. Cosa sono dieci euro? Nulla. Non ho mai fatto ricerche a riguardo ma credo che l’Italia sia tra i primi paesi in Europa per numero di smartphone in famiglia. Basta guardarsi attorno. E allora per un attimo ti illudi che l’Italia abbia abbandonato quel suo essere un paese vecchio e arretrato, per un momento pensi che è iniziata la sua rivincita. Ma basta andare in università e torni drammaticamente alla realtà. Sei uno studente lavoratore e, al pari degli studenti frequentanti, hai tutte le problematiche legate all’università alle quali si aggiungono le difficoltà nel conciliare studio e lavoro. Sei alla fine del tuo percorso universitario, devi scrivere la tesi e ti rechi in biblioteca per consultare qualche testo e arricchire la tua ricerca. A fine giornata, stanco per aver passato ore sui libri, a pochi minuti dalla chiusura delle porte, vai dall’impiegata con sei testi che vorresti prendere in prestito in modo da continuare il tuo lavoro a casa, d’altronde ai tesisti è concesso prendere così tanti testi. Le esponi le tue volontà ma alla domanda: “hai il foglio firmato dal relatore? Senza il foglio non puoi prendere in prestito sei libri e godere dei diritti dei tesisti”. Il foglio firmato dal docente? Ma non riesco mai a vedere il docente! Non c’è mai quando sono in facoltà. Allora le rispondi: ”No, non ce l’ho, non c’era scritto sul sito internet della biblioteca. Pazienza ne prenderò tre come di diritto per tutti gli studenti”. Ma proprio nel momento in cui pensi che comunque potrai continuare con i soli tre testi e che questa giornata è stata proficua, perché hai trovato anche i libri che ti servivano per terminare il tuo lavoro ti senti dire: “La tua tessera è scaduta. Devi andare alla segreteria studenti a farti firmare il foglio”. Ma la segreteria studenti è chiusa! E’ aperta poche ore alla settimana e ovviamente mai quando ne hai bisogno! Le dici che tu hai proprio necessità di questi libri, che vieni da fuori, che lavori e hai difficoltà a lasciare il lavoro durante la settimana, e purtroppo la biblioteca non è aperta il sabato, le dici che hai persino la ricevuta di consegna della domanda di laurea, il foglio con la comunicazione del titolo della tesi, il foglio della consegna del libretto, il foglio con la firma del relatore che ti accetta come tesista. E nel frattempo pensi anche: “Ammazza quanta carta!” Ma non c’è nulla da fare! Non le interessa se sei disperato, niente libri senza i documenti che certificano che sei iscritto all’università. E allora ecco che si accende una lampadina e pensi: “io ho lo smartphone!”. Felice le comunichi che tu hai lo smartphone! Puoi accedere al sito di facoltà ed entrare nella pagina del tuo profilo e farle vedere che sei in regola con i pagamenti, che hai finito tutti gli esami, che hai tutti i documenti in regola. Ma nulla da fare… “senza il foglio firmato dalla segreteria studenti non posso fare nulla”, ripete. E allora tutte le speranze che l’amato Paese abbia abbandonato la sua burocrazia svaniscono in un attimo. All’università italiana serve il documento firmato dalla segreteria studenti, non le importa se viviamo nell’era digitale, e tanto meno all’impiegata, d’altronde lei un attimo prima si stava mettendo lo smalto alle unghie…

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