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Lettere al Direttore

A proposito di Renzi.

A proposito di Renzi. Quando si muove, lo fa sgambettando curiosamente, una via di mezzo fra un leprotto e una cutrettola ed è ciò che appare. L’apparenza è importante, anche se meno determinante di ciò che è la realtà ma in lui realtà e apparenza paiono equivalersi, forse perché è ciò che desidera fare vedere ed è probabile che si ritenga capace di controllare entrambe, mentre in effetti non può controllare che se stesso cioè la propria realtà e la propria apparenza colme di sicurezza, rendendosi certamente se non ridicolo perlomeno antipatico agli occhi della gente del nord che lui dovrebbe prendersi la briga di osservare, meglio ancora studiare, nei loro tratti caratteriali, molto diversi da quelli di un toscano che si ritiene l’erede mediceo, la cui politica poteva andare bene per i papi e i signorotti locali, già meno per i francesi, figuriamoci per dei duri barbari a cui prestavano il denaro con il calcolo che la durezza di quest’ultimi finisse per volgersi a proprio favore, qualche volta riuscendo nell’intento, malamente, e qualche altra invece fallendo con conseguenze disastrose. Forse l’uomo che ci guida ritiene i tempi evolutivi più rapidi, pensa che l’evoluzione abbia in tre o quattro o anche cinque miserabili secoli, mutato i fondamenti caratteriali dei popoli fino a portarli ai medesimi desideri, aspirazioni, alle medesime discipline, spirito di sacrificio, spirito religioso e infine, cosa che non guasta affatto, combattivo. Forse pensa che presentandosi ai rappresentati dei popoli angli, sassoni, teutoni, fiamminghi, scandinavi e batavi, così sicuro di pensiero e passo, circondato da uomini e donne per la maggior parte giovani, ciascuno sufficientemente esperto nella propria arte specifica fatta di cifre tecniche e inghippi alla Wall Street, gli riesca possibile accattivarsene le simpatie, forse volendo o peggio ignorando ciò che quella gente pensa dei latini in generale, non dimentica dei romani da basso impero essendo le pratiche virtù della Roma repubblicana troppo remote e non esenti da falsità, illudendosi di contribuire a cementare un sodalizio che dovrebbe vedere i popoli del piccolo continente europeo, troppo numerosi e frazionati, sempre più appendice del grande continente asiatico, stretti in un comprensibile e amorevole abbraccio generale cementato da una moneta, l’euro, che sembra funzionare bene solo per i più disciplinati, i più uniti, i più duri e i meno dotati di fantasia buona al massimo per gli imbrogli di casa. Che illuda pure se stesso, il bravo boy scout appena un po’ cresciuto, e gli ingenui del suo seguito che pur non essendolo recitano l’essere tali per interesse di sedia e soldini, di riuscire a rabbonirli quegli uomini e quelle donne alto europei, non pensi invece minimamente di conquistarne il rispetto che quella gente egoisticamente riserva solo a se stessa e alla propria storia fatta di vittorie sui campi di battaglia e di onori ai propri eroi e bisognerebbe essere dei ciechi e degli asini storici per non averne comprensione e l’illusione che tutto ciò sia stato come cancellato con un colpo di spugna dopo un ultimo conflitto disastroso e sono appena trascorsi una settantina d’anni da esso, un niente di fronte alle vicende umane iniziate nelle Rift Valley con Lucy qualche milione d’anni fa. Ciò che dovrebbe apparire quasi d’evidenza agli occhi del buon Matteo toscano è il rischio neanche troppo remoto di una divisione geo politica con due Europe, una del Nord e una del Sud. Forse il bel leprotto spera un domani di guidare lui la leadership latina dei sudisti poveri o peggio ancora di farsi il garante delle due Europe, ritenendosi all’altezza di un simile compito per spropositata fiducia nelle proprie energie che farebbe meglio a impiegare mentendo almeno con più intelligenza durante i suoi prolissi discorsi studiati per rendersi virtuoso agli occhi della gente comune ma forse, come scrive Ian Leslie con il suo “ Bugiardi nati ”, oltre a mentire da buon politico di razza lui mente pure a se stesso auto ingannandosi. Ora qua si tratterrebbe riuscire almeno a far comprendere e accettare alla gente dotata di senso comune la sillogistica differenza di menzogna fra i due Matteo. Dovrebbe apparire evidente che quella del pogonato è solamente genetica, essendo questi un uomo sobrio e stringato nelle sue proposizioni, esse sono esposte con inesorabile lucidità e che pur rendendoci magari infelici, almeno ci apre gli occhi sulla realtà, mentre quella del leprotto è invece mescolata per cui alla sua genetica si assomma la sua politica, da cui un probabile futuro se non disastroso perlomeno infelice. Modestamente a me pare utile chiederci se è proprio questo ciò che ci meritiamo. Vale, Pauli.

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