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Lettere al Direttore

Ingiustizia

Buongiorno, mi chiamo Maria Antonietta Oliva, sono nata a Roma e vivo da sette anni ad Oristano. Ho 56 anni, sposata in seconde nozze e rimasta vedova da ventuno mesi. Scrivo questa lettera a Voi della Redazione, per spiegare la mia indignazione per come lo Stato non cauteli le persone in seconde nozze, vedove. Non è facile, esprimere l'accaduto, spero che questa mia possa essere attenzionata e magari darmi quel coraggio che mi manca per continuare a vivere. “Vivo un’inferno, un vero inferno quotidiano. Da quando mio marito se ne è andato, volato da un Dio che dimentica che esisto anch’io. Lui era Alessio Fadda, sì… il pittore oristanese, deceduto il 30 giugno 2013 a Roma. Sono la seconda moglie, che brutto dire seconda... per la legge italiana conto meno di niente, nonostante il mio fosse un matrimonio con rito civile ”Sono malata di leucemia e in cura di mantenimento da due anni. Mio marito mi aveva accompagnata a Roma per un mio controllo medico, così mentre le mie condizioni di salute miglioravano, lui per una errata diagnosi medica emessa in Sardegna, emettono una sentenza di morte, dando a lui, sei mesi di vita... ne ha avuto solo uno. Vivere accanto ad un malato terminale è difficile, come fingere... noi eravamo una sola persona, il nostro matrimonio era fondato sull' amore reciproco, (non avremmo affrontato un secondo matrimonio se non fosse stato così) leggeva che i miei occhi non raccontavo la verità sul suo stato di salute, tanto che un giorno scrisse di suo pugno un testamento a mio favore. Sono rimasta accanto a lui sempre, costantemente, giorno e notte, sia in ospedale che a casa, nonostante per i malati di leucemia non è favorevole l'ambiente ospedaliero, e alla fine dei suoi giorni in un hospice, sino all'ultimo respiro... Pregavo perché smettesse di soffrire, che chiudesse gli occhi, tanto era il tormento, la sofferenza. Morì dandomi l'ultimo saluto con un bacio e mi disse: so di lasciarti tranquilla, avrai la mia pensione e la liquidazione, magari mi piacerebbe se tornassi a vivere a Oristano, già... Oristano... Muore alle 04,07 minuti del 30 giugno. Non ho potuto portare mio marito nella sua città natia, era lui che pensava a me, i soldi che ci avevano prestato per le sue cure erano terminati, così ho contratto un debito per i funerali, ed ancora oggi debbo saldare l'agenzia funebre. Non vivevamo nel lusso, manteneva la sua prima moglie e la figlia, aveva debiti contratti dal 2006 (dimostrabili dai contratti) ed io ancora non lo conoscevo, insomma si viveva con quel poco che restava del suo stipendio di docente e ogni tanto vendeva qualche quadro e si andava avanti. Tornai a Oristano, per sistemare le pratiche burocratiche che la scuola chiedeva la mia presenza, arrivai alla fine di agosto. Mi vergogno a dirlo, mi hanno aiutata i condomini a vivere, non posseggo alcun reddito, lo stipendio accreditato del mese di giugno lo fece bloccare una figlia avuta fuori dal suo primo matrimonio... sperava potesse appropriarsi di un conto in banca che invece si trovava sotto dal fido. Mi chiamò telefonicamente e con arroganza mi disse di aprirle la porta di casa, doveva portarsi via tutte le cose che le sarebbero piaciute, anche se fossero state mie, portate da Roma. Consigliai di rivolgersi ai Carabinieri se era certa che l'avvocato le avesse detto di entrare. Questo fu l'inizio della mia odissea. Venne a trovarmi qualche tempo dopo l' altra figlia avuta dal matrimonio. Avevo avuto sempre un bel rapporto con lei, mai avrei immaginato che le visite erano mirate per carpire quale fosse la situazione economica in casa. Era presente già una morosità da quando mio marito era ancora in vita con l'affitto, mi disse che avrebbe rinunciato all'eredità, mentre portava via quadri, oggetti personali, ed altre cose. Non ci vidi nulla di male, mi chiese di poterla ospitare con garbo e gentilezza, era la figlia, è giusto che avesse ricordi di suo padre. (come era giusto che le avesse anche l'altra figlia ma non con arroganza e prepotenza) La pensione mi venne erogata nel gennaio 2014, sei mesi dopo il suo decesso, senza aver mai avuti gli arretrati. Non sapevo ne immaginavo... l'INPS sapeva, tutti sapevano tranne io... La prima moglie aveva presentato ricorso in Tribunale dicendo che mi ero appropriata della sua pensione. Per farla breve, non avendo trovato un valido legale, vince la causa, la pensione spetta a lei, compresa una parte della liquidazione che ancora oggi non è stata erogata. Nessun avvocato è capace di difendermi per restituirmi la mia dignità... La “signora” lavora, ha un fidanzato benestante che la mantiene, ha un conto in banca, un'auto appena uscita nuova dalla concessionaria, altri beni (mio marito stava vedendo di togliere il suo mantenimento, aveva già preparato le carte e fatto una visura catastale, ma non fece in tempo a farlo) e una casa di sua proprietà, ma si avvale del foglio ISEE. (posso dimostrare tutto ciò che affermo) Non conosco la persona e neanche mi interessa conoscerla, so che è stata molto furba, sempre... ha mandato sua figlia a prendere i beni del padre, tutto in segreto poiché c'era giorni prima la ragazza aveva presentato al Tribunale una dichiarazione di rinuncia all'eredità, questo la obbliga a non toccare neanche uno spillo. Ho testimoni che l'hanno accompagnata a casa, poiché era piena di cose, compresa la sua chitarra. Mi trovo a vivere di stenti, non posso lavorare, non mi viene riconosciuta l'invalidità, non raggiungo il 70%, ho lo sfratto per morosità e tra poco dove andrò a dormire? Non lo so. Non ho nessuno che possa aiutarmi... Tutto questo è giusto? Il loro matrimonio è durato quattro anni, divorziati quando mi conobbe, nel 2009. Si sono lasciati per loro volere e mai tornati insieme o riavvicinati, (si lasciarono perché mio marito si era innamorato di un'altra donna) noi non ci siamo lasciati perché vi era feeling e mancanza d'amore, ma perché un Dio ha pensato bene di farmi vivere un' odissea e trovarmi in mezzo ad una strada. Sto male, non dormo la notte, se penso a tutto ciò che vivo, mi sale la pressione a 220 e i battiti cardiaci a 136, spesso ho dovuto far ricorso di notte alla guardia medica che mandava l'ambulanza, prendo medicinali per tenere ciò sotto controllo, sono depressa, assumo ansiolitici e antidepressivi. Oltre la sofferenza vera che ho toccato sulla mia pella vedendo spegnersi il grande amore, la mia salute cagionevole, finire miseramente in mezzo ad una strada, lo trovo una ingiustizia... Che male posso aver commesso? Oggi comprendo che ho dato fastidio sposandomi. Non ho mai visto tanta cattiveria e disumanità. Ho bisogno di far sapere la mia storia finché avrò vita. Mio marito si starà girando nella tomba, non voleva questo... Dove si trovava “la signora e prole” quando mio marito era malato? Quando chiedeva alla figlia di raggiungerlo per un'ultimo addio?... E' morto senza vederla. Mi domando: per cento euro di mantenimento che percepiva, la legge oggi difende la parte debole, ma, non mi sembra sia lei... che naviga bene affogando gli altri... La seconda moglie quando contrae matrimonio, per legge deve sostenere il marito, alleviare pene, indebitarsi per le cure, per i funerali, soffrire come un cane rognoso, mentre la prima moglie s'impropria di tutto fregandosi che ci sono debiti da sanare, come il suo funerale. Lui aveva chiesto di mantenere pulito il suo nome (scritto nel testamento, e che la prima moglie non toccasse nulla). Ma che legge abbiamo in Italia? Si cautela una famiglia e si mette in mezzo ad una strada un'altra! A questo punto, essendo sola, non avendo nessuno, sto pensando di porre fine a questa mia condizione d'indigenza socio economica, la faccio finita con tutto questo schifo. E' la fine, la disperazione sta prendendo la meglio... Scrivo, perché vorrei che quando la farò finita con questa vita, tutti sappiano la verità di come sarò morta, per le ingiustizie delle leggi italiane e le cattiverie umane... Questa mia è stata inviata anche ad altri giornali, come al Presidente della Repubblica e alle Istituzioni, farò tanto di quel chiasso prima di chiudere gli occhi, sperando che qualcuno possa avere compassione prendendo a cuore questa storiaccia. Vorrei che nei cuori delle persone ci sia un poco di rispetto per questa misera donna... Perdonami per il disturbo... Vi ringrazio e chiedo scusa per il tempo perso per questa mia Maria Antonietta Oliva Oristano, 5 marzo 2015

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