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Lettere al Direttore

la truffa dei fondi pensione

Massarosa 23 marzo 2015 Buongionro, Sono Maurizio Ciolli, ex poligrafico de La Nazione e adesso in prepensionamento, grazie a una legge per l'editoria che prevedeva per andare in pensione 32 anni di contribuzione indipendentemente dall'età. In sintesi riassumo un enorme problema che abbiamo noi pensionati del settore quotidiani. Abbiamo versato contributi dalla data di assunzione fino alle dimissioni a un fondo pensione integrativo, il Fondo Casella, qui sono stati conferiti i nostri contributi e i contributi dell'Azienda perché ci potessimo fare una pensione integrativa. Io ho lasciato tutto il tfr al Fondo in modo da averla più cospicua ed infatti sono andato in pensione con un'integrativa di 400 euro netti al mese (più la pensione Inps). In data 19 luglio 2013 è stato siglato un accordo tra la Fieg e il sindacato poligrafici (ma non con sindacati pensionati) con cui si comunicava che si doveva effettuare un taglio del 25% della parte retributiva della pensione (fatta salva la parte contributiva) perché i soldi mancavano, dicono loro perché gli occupati sono sempre meno e i pensionati non vogliono.... morire. La mia pensione integrativa è scesa a circa 330 euro netti al mese. Nell'accordo si specificava che il taglio era provvisorio e che i conti dell'esito della manovra si sarebbero dovuti fare nel 2019. In data 18 dicembre 2014 è stato siglato un altro accordo sempre tra Fieg e sindacato poligrafici con cui si comunicava che si doveva effettuare un ulteriore taglio del 25% sempre per la parte retributiva, per cui adesso la mia pensione da 400 euro è arrivata a 270. Persi 130 euro. Nessuno ha fatto vedere stato patrimoniale del Fondo, non si sa chi debba controllare questi conti, non si sa se con tagli alle spese del fondo il taglio poteva essere più leggero non si sa niente di niente. Solo le comunicazioni dei tagli. Su internet si dice ci sia una legge emanata dal governo Monti che autorizza i fondi pensione ad effettuare questi tagli in caso di dissesti di conti. Chi tutela chi ha investito nei fondi pensione allora? La magistratura, così attenta a sancire che le proprie pensioni non si toccano? E quelle degli altri lavoratori? Qualcuno vorrebbe organizzarsi per una class-action, ma i costri sono altissimi, gli esiti incerti e i tempi biblici. Per farsi giustizia ci vogliono i soldi e i 15.000 euro chiesti per iniziare l'azione anche divisi per un centinaio di persone sono ancora una grossa cifra per chi non arriva a fine mese. Ora, a mio avviso, i lavoratori dovrebbero essere informati di questo, perché se avessi saputo non avrei certo destinato al fondo il tfr, e chi me lo rende adesso? Ed è giusto che si sappia che è più sicuro mettere risparmi sotto al letto che investirli in fondi pensione, siamo in Italia, mica in un paese civile! Cordiali saluti Maurizio Ciolli 

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Commenti all'articolo

  • alfio.uda

    25 Marzo 2015 - 12:12

    Da tecnico del settore mi dispiace leggere queste cose, ma rafforzano in me ancora di più che è sempre meglio affidare la propria pensione ad un Piano INDIVIDUALE Pensionistico, gestito da una compagnia di assicurazione, che è molto più trasparente, ha molti più controlli e maggiori tutele. Se posso darle un consiglio veda se può trasferire il suo accantonamento ad un PIP e saluti questo fondo.

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