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Lettere al Direttore

Dalla “Buona Scuola” al trionfo dell’antimerito

Gentile Direttore, il disegno di legge sulla “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione” che è appena giunto in parlamento (il n. 2994), rispetto alla bozza che era circolata nelle scorse settimane ha cambiato soltanto il nome. Non si chiama più “La Buona Scuola”. Il governo ha avuto almeno la decenza di apportare questa modifica. Ma le contraddizioni, le ambiguità e le lacune di cui era lardellata la bozza sono rimaste tutte. Gli iscritti nelle graduatorie di merito (GDM) del concorso 2012 sono penalizzati non solo dal probabile blocco delle GDM a favore di uno scorrimento unilaterale delle graduatorie a esaurimento (GAE); non solo rischiano di essere esclusi dalla possibilità di ricollocarsi in ambito nazionale (possibilità concessa invece agli iscritti nelle GAE e ai soli vincitori iscritti nelle GDM); ma stante l’eliminazione delle graduatorie di merito prevista dall’articolo 8 comma 10, rischiano di essere esclusi definitivamente dalla possibilità di essere assunti. Non solo. Tale rischio è concreto anche per i vincitori. Mi riferisco in particolare a quelle classi di concorso per cui, in alcune regioni, non sono ancora stati assegnati neanche tutti i posti banditi dal concorso 2012. Guardiamo a un caso pratico. In una di queste regioni, per una certa classe di concorso, ipotizziamo che vi siano 10 vincitori che non hanno ancora avuto la cattedra e che vi siano solo 10 posti disponibili per il prossimo anno scolastico. Bene, ai vincitori andranno 5 posti, essendo gli altri 5 assegnati alle GAE. E i 5 vincitori rimanenti avranno la possibilità di ricollocarsi in ambito nazionale – ma senza alcuna garanzia di essere assunti e, dunque, rischiando di essere definitivamente esclusi – con evidente contraddizione rispetto a quanto prospettato dal decreto del concorso (il n. 82 del 24 settembre 2012) cui hanno partecipato e che hanno vinto. Altra questione. L’articolo 8 comma 6 prevede “che possa essere utilizzato il personale docente di ruolo in classi di concorso diverse da quelle per la quale possiede l’abilitazione, purché possegga titolo di studio valido per l’insegnamento”. A questo punto è inevitabile chiedersi a che siano serviti i corsi abilitanti (TFA, PAS) che migliaia di docenti hanno frequentato investendo tempo e denaro, se non a rimpinguare le tasche di chi quei corsi li ha voluti. Della serie: “La Buona Scuola” sulla pelle dei docenti meritevoli e degli studenti. Cordiali saluti, Pasquale Giannino

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