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Lettere al Direttore

Immigrati: lavori socialmente utili

Caro Direttore, ci ricordiamo di qualche anno fa quando i "lungimiranti" confindustriali non si accontentavano mai delle quote di immigrati (fra l'altro senza alcuna specializzazione) fissate dal governo, ma ne chiedevano sempre di più ...e ancor di più? dove sono ora questi "geni"? Probabilmente i flussi si sarebbero comunque intensificati ma loro hanno dato la stura e hanno una responsabilità morale verso il nostro Paese per avere anteposto i loro gretti interessi personali (come fanno da sempre) ad un interesse più generale ovvero l'interesse dell'Italia. Sono imprenditore anch'io ma non ho mai condiviso questa "follia" ben immaginando cosa avrebbe potuto succedere. Ora però questa moltitudine è qui da noi, ospitata in strutture ricettive che costano all'intera comunità 35 euro al giorno senza alcun beneficio. Sarebbe "razzista" ipotizzare un loro utilizzo lavorativo per lavori socialmente utili per la manutenzione del bene pubblico dei nostri disastrati comuni? O in tal caso i sindacati (che ancora si rifiutano di pubblicare i loro bilanci) griderebbero allo scandalo e allo sfruttamento? Grazie per lo spazio e buon lavoro. Alberto Bertoldi

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Commenti all'articolo

  • zarathustra8

    zarathustra8

    22 Aprile 2015 - 17:05

    gli unici lavori socialmente utili sono quelli che producono ricchezza, non quelli che producono consenso elettorale

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  • marari

    22 Aprile 2015 - 14:02

    Dott.Bertoli, questo che lei propone è un progetto che è messo in pratica da paesi come l'Inghilterra, dove vengono utilizzati anche minori profughi, che si sono macchiati di piccoli reati. Si riconoscono perché si vedono impiegati nei parchi e per la raccolta dei rifiuti. Ma quello è un paese democratico e che non ammetterebbe interferenze di un altro Stato, quale il Vaticano. Le pare poco?

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