Cerca

Lettere al Direttore

fisco amico

Il fatto «52.000€ di mora per 12 ore di ritardo. Così il fisco mi fa fallire»: la storia di Alberico, una storia avellinese La vicenda della cooperativa di assistenza “Il Sorriso” onlus che rischia di chiudere per la rata di una cartella esattoriale pagata il giorno dopo la scadenza fissata dall’Agenzia delle Entrate commenta 1 Tutto parte da un ritardo di meno di 24 ore nel pagamento di una somma paria a 1.972,67€: l’importo della prima di una serie di 20 rate entro le quali era stato dilazionato il saldo di una cartella esattoriale ammontante complessivamente a 45.498,78€, emessa, nel novembre 2014, dall’Agenzia delle Entrate a carico della onlus “Il Sorriso”, cooperativa sociale, presieduta da Alberico Iannaccone, operante su tutto il territorio provinciale nel settore dell’assistenza domiciliare alla persona. Con quella somma Iannaccone avrebbe pareggiato i conti con il fisco per quanto concerne il pagamento del modello 770, riferito all’anno fiscale 2011. Nulla di straordinario: considerata l’entità dell’importo da saldare, Iannaccone ottiene, come già altre volte in passato, la dilazione del pagamento. La scadenza della prima rata è fissata al 29 dicembre 2014. «Dimenticanza mia, devo ammetterlo – ci dice il presidente della cooperativa – salto la data limite indicatami dall’Agenzia. Ricordatomi dell’onere cui far fronte, fu mia premura rimediare immediatamente e, il giorno successivo, alle ore 12, la rata risultava regolarmente pagata». Liberatosi del debito, Iannaccone non immagina certo che, poco più di un mese dopo, ai primi di febbraio, gli sarebbe stato notificato un nuovo provvedimento dell’Agenzia col quale gli veniva presentato un conto salatissimo, a seguito di controlli relativi alla sua situazione contributiva proprio rispetto al famoso modello 770/2012. In sostanza, avendo saldato la prima rata il 30 e non il 29 dicembre come da accordo, la cooperativa è risultata un cattivo pagatore, motivo per il quale non solo è stata annullata la rateizzazione del pagamento ma sull’imposta iniziale è maturato un interesse tale da far passare l’importo dovuto da 45.498,78€ a 97.792,65€ che arriveranno a 100.917,18€ nel caso il debito non venisse saldato entro i 60 giorni successivi alla notifica della cartella. Somma alla quale andranno applicati gli interessi di mora per ogni giorno di ritardo accumulato. «È mai possibile che per un ritardo di 12 ore possa essere applicata una sanzione pari a più del doppio del mio debito iniziale? Qui non parliamo di 52€ di mora per un ritardo nel pagamento ma di più di 52.000€» si domanda sconcertato Iannaccone che ha ovviamente intenzione di impugnare il provvedimento e di andare fino in fondo. «Come si fa a far fronte a una spesa del genere? Come si fa ad andare avanti? Stando così le cose e se il provvedimento non rientra, ho solo due possibilità: chiudere o licenziare alcuni dei dipendenti. È una follia, tanto più se si considera che sono sempre stato in regola con tutti i tributi e i contributi dovuti per i miei dipendenti». Tuttavia, c’è un precedente. Già in passato, infatti, il rapporto tra Iannaccone e l’Agenzia delle Entrate è stato segnato da fibrillazioni. «Io sono stato il primo imprenditore a fare ricorso contro l’Agenzia che mi imputava di essere un cattivo pagatore per dei ritardi accumulati sul saldo dell’Irpef non dipendenti dalla mia volontà ma dal fatto che gli enti nei confronti dei quali vantavo, a mia volta dei crediti, non pagavano le prestazioni e i servizi da noi forniti. Il giudice mi ha sempre dato ragione: ho alle spalle 3 assoluzioni e 2 archiviazioni nelle cause con l’Agenzia e perfino la Guardia di Finanza mi ha dato ragione. Il motivo? Ho sempre saldato i miei debiti, non appena ricevuti gli accrediti attesi. Se ci fosse stata una forma di dolo, non avrei pagato nemmeno quando avrei avuto disponibile la liquidità necessaria». I ricorsi di Iannaccone avrebbero creato dei precedenti a favore di altri contribuenti coinvolti in ricorsi analoghi nei confronti dell’Agenzia. Una situazione certamente scomoda. «A questo punto, vista la celerità dei controlli, cosa debbo e posso pensare? In più, vorrei ricordare che esiste una sentenza della Commissione Tributaria di Treviso, del dicembre 2013, nella quale si afferma che il ritardo, di un solo giorno, nel pagamento della prima rata di una dilazione non comporta l’annullamento della stessa come, invece, è accaduto nel mio caso». Numeri alla mano, la vicenda non ha bisogno di troppi commenti. Si tratta del futuro di 48 lavoratori, 48 famiglie che dipendono da quei contratti a tempo indeterminato sottoscritti con una cooperativa che, senza trovare soluzioni alternative, è destinata a cessare la propria attività. A questi vanno aggiunti gli infermieri che collaborano con “Il Sorriso” onlus e alcuni operai in cassa integrazione che stanno rientrando. Questo per una piccola cooperativa avellinese e questo, probabilmente, per tanti altri contribuenti in debito con quello che qualcuno ha ribattezzato l’amico fisco.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog