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Lettere al Direttore

Riflessioni di un Italiano

Caro Direttore, Sono un ragazzo milanese di 24 anni, tornato in Italia a Giugno 2014 dopo quasi 3 anni di studio-lavoro all’estero, attualmente lavoro (contratto a tempo indeterminato), prossima partenza, e questa volta per andarmene definitivamente, Giugno 2015. Bello no? Sono tornato in Italia per provare a lavorare e vivere nel mio paese, dopo aver vissuto in Svizzera, Lussemburgo, Inghilterra e Francia. Risultato: lavoro più caotico e meno organizzato (chi l’avrebbe mai detto!) ma in quanto a qualità di vita, clima, alimentazione, tradizioni e io come tanti altri miei colleghi e amici di varie città italiane possiamo affermare che non ci batterà mai nessuno. Si chiederà allora perché me ne andrò definitivamente da questo paese se ho un lavoro e si vive così bene; semplicemente perché non siamo più un paese. Non c’è più uno Stato, una collettività, una ragione comune, una morale. Ogni giorno che passa vedo la gente più rassegnata e che si fa scivolare addosso qualsiasi cosa, come se ormai fosse immune a qualsiasi cosa. Parlo dell’immoralità, dei corrotti, della politica, delle amministrazioni pubbliche e private, dei soprusi che i cittadini subiscono ogni giorno, della mala gestione che in questo paese regna sovrana; come si fa ad inaugurare un viadotto dell’autostrada che dopo una settimana crolla o è pericolante e a non far pagare di tasca propria i responsabili? Come si fa ad eleggere dei Senatori come Razzi (non ce l’ho con lui in particolare ma con chi lo ha messo nelle liste)? Come si fa ad avere un presidente della Camera che si propone di cancellare dai monumenti l’eredità della storia italiana? Come si fa a fare proclami in Patria e poi farsi prendere in giro da mezz’Europa sulla questione accoglienza agli immigrati? Come si fa a dare una multa per divieto di sosta a una netturbina in servizio che ha appena salvato la vita di un uomo? Come si fa a non finire un autostrada in 20 anni? Potrei andare avanti per pagine, ma mi ribolle il sangue solo a rileggere alcuni degli esempi che ho fatto. Penso che il fattore scatenante che mi ha fatto scriverLe questa lettere, caro Direttore, siano i fatti avvenuti nella mia Milano il 1 Maggio scorso. Come può lo Stato cadere così in basso, chinare la testa , rinunciare alla propria sovranità cosi palesemente davanti agli occhi di tutto il mondo? Credo che questo sia la fotografia perfetta dello Stato italiano: debole con i forti e i violente e potente con i più deboli. In quello che è successo a Milano c’è tutto, l’essere succube a tutto quello che si decide in Europa, parlo della condanna sulla Diaz, quanto ci vorrà ora per prendere e massacrare quei bastardi che hanno sfasciato Milano senza che un magistrato non incrimini un povero poliziotto o Carabiniere di tortura? Quanto ci vorrà a vedere un politico che al primo sospetto di illecito (mi accontenterei anche del primo grado di giudizio) si dimetta, come avviene in qualsiasi altro paese? Quanto ci vorrà a prendere i responsabili degli scempi fatti con i soldi pubblici e a farli pagare di tasca loro? Quanto ci vorrà a “far quadrato” intorno a questo Paese? Io penso, e ne sono amareggiato, che ciò non accadrà. Perché questo paese non riuscirà a salvarsi, ma continuerà nell’indifferenza generale di tutti. Spero almeno che verrà un giorno, nel quale la gente non ne avrà più e comincerà a fare da sola. Secondo Lei Direttore, quanto ci vorrà affinché qualcuno si faccia giustizia da solo, scenda in strada a difendere le proprie proprietà, i propri negozi, la propria città, le proprie idee? Voglio proprio sapere quando sarà la prossima manifestazione di quei simpatici codardi vestiti di nero, fossi in loro non sarei così sicuro che qualcuno ne uscirà indenne, cosi come tutto il nostro caro “sistema Italia”. Piero

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