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Lettere al Direttore

SCIOPERO SCUOLA:PREVALE LA SOLITA DEMAGOGIA

Lo sciopero contro il Disegno di Legge sulla scuola non ha evidenziato, almeno dal mio punto di vista, proposte volte a migliorare la qualità complessiva del nostro sistema formativo. Anziché affrontare, ad esempio, la fondamentale e determinante questione, per il successo di qualsiasi riforma della scuola, come il rapporto con le famiglie (che in molti casi abdicano al loro ruolo educativo) si è preferito ripetere i soliti slogan demagogici, evitando anche di indicare soluzioni in merito alla valutazione dei docenti. A questo proposito se il dirigente deve rispondere dei risultati e quindi giudicare gli insegnanti è evidente che a questi devono essere riconosciuti i necessari strumenti normativi e didattici. Purtroppo, in molti casi, si tende ad impedire ai docenti di assumere provvedimenti disciplinari nei confronti degli alunni o a pretendere attenzione e impegno, salvo poi considerare l’insegnante colpevole degli insuccessi dei ragazzi. Queste idee sono largamente diffuse e condivise da diversi presidi, preoccupati di essere contestati dalle famiglie (molte incapaci di dire dei no ai figli) e dagli allievi “clienti”. Si è così attuata una forma di aziendalismo “accattonesco” che non associa la responsabilità dei risultati ai mezzi per ottenerli. Si vuole tutto: si vuole che gli allievi siano preparati, ma si cerca in tutti i modi di promuovere i lazzaroni anziché garantire gli strumenti idonei per convincerli a studiare (nemmeno la paura della bocciatura, vista come una sconfitta dell'educatore); si pretende che gli insegnanti siano più efficienti, che riescano ad ottenere migliori risultati dai propri alunni, ma si tolgono loro le poche armi possibili, le uniche valide, per raggiungere questi obiettivi. Il becero aziendalismo descritto, combinandosi con il buonismo pedagogico teorizzato dalla casta degli esperti e condiviso da una parte significativa di insegnanti e dirigenti è tra le cause principali dell’attuale situazione fallimentare dell’istruzione nel nostro Paese. Qualsiasi azione tendente a responsabilizzare l’allievo con premi e sanzioni viene considerata poco attenta alle problematiche adolescenziali, partendo dal presupposto, dimostratosi fallimentare, che l’educazione e l’apprendimento siano un processo ludico e non impegnativo, essendo possibile imparare senza sforzo e con la minima attenzione. BRUNO CASSINARI(PIACENZA) @bcassinari

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