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Lettere al Direttore

dolorose scene di mendicita'

“Non una sola madre dirà di sé stessa che ama il suo bambino. Perché il suo è più che amore. Lei è il suo bambino”. Queste parole della poeta russa Cvetaeva celebrano l’amore materno come sacro e inviolabile, in una sorta di prolungamento e di fusione relazionale, come elemento fisiologicamente costitutivo della vita umana, non barattabile per alcuna ragione. Una giovane madre si aggira per la spiaggia, sotto il sole rovente, con un bambino tra le braccia che piange a più non posso, privo di protezione sul capo, inerme e indifeso. Chiede l’elemosina in nome di quello stessa creatura che “immola” e sottopone coscientemente ad uno strazio fisico atroce, invece che affidarlo, magari temporaneamente, ai servizi sociali. Un utilizzo più o meno strumentale, sconsiderato, della sofferenza di un innocente per impattare drasticamente sull’emotività altrui, per quanto cagionato, ahime, dalla disperazione e da una condizione di assoluta indigenza economica. Situazioni analoghe di mendicità che si ripetono un po' dappertutto, sulle strade, all'uscita dei centri commerciali , in ogni angolo e in ogni dove, che vediamo giornalmente ma che "fanno male" al cuore, a fronte oltretutto di una drammatica emergenza sociale in crescita esponenziale, che le istituzioni stesse faticano a controllare e a gestire. Tuttavia la lotta pro sopravvivenza e la condizione di miseria, al di là di valutazioni strettamente giuridiche ( “il pianificato” reato di sfruttamento di minori ai fini di accattonaggio) contrastano con la dissacrazione e la rottura di un vincolo, nell’immaginario universale, così strutturalmente rilevante. Una violenza, che nell’interpretazione stessa del significato di amore materno, finisce per “transitare” sullo stesso soggetto che la impone. Stride il confronto peraltro con quel brano biblico, altamente letterario, in cui si presentano due donne che reclamano entrambe la maternità di un bimbo di fronte al saggio re Salomone, il quale dopo aver chiesto chi fosse la vera madre e aver ricevuto l’ovvia risposta da entrambe propone di dividere il neonato in due. La vera madre, che non avrebbe consentito che il figlio perisse, anche al costo durissimo di non vederlo mai più e quindi di rinunciare al bene più prezioso, finisce per identificare nell’altra donna il genitore. Esempio ineguagliabile di amore genitoriale, volto a preservare solo ed esclusivamente la vita del proprio figlio. Claudio Riccadonna Ala

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