Cerca

Lettere al Direttore

VITA ROVINATA DA UN GIUDICE DI 1 GRADO (GOT)

Buonasera, vi scrivo per evidenziare un paradosso che mi vede purtroppo vittima oramai da 6 anni. E’ un paradosso italiano di un’ingiustizia chiamata giustizia. Di una vita appesa alla buona volontà di giudici che per poco tempo o risorse, adottano metodi sempre più veloci e superficiali nello scrivere sentenze, decidendo in modo irreversibile il destino e la vita delle persone. Questo avviene spesso in modo inconsapevole.. spesso neanche incrociano lo sguardo della persona cui verrà distrutto il futuro… ma è inqualificabile ciò cui sono attualmente sottoposto. La mia vicenda personale mi sta portando a momenti di profonda depressione e mi rendo conto di come una simile circostanza possa cambiare drasticamente la vita di un onesto cittadino. Umanamente, aiutatemi se è possibile. Vi prego. Tutto inizio a metà 2010 quando l’azienda con cui collaboravo con partita iva decise di cambiare le condizioni di collaborazione. L’azienda, una Srl è ed era composta da 3 soci: 2 persone fisiche ed un terzo socio giuridico, rappresentato da un’azienda collegata, operante nel centro Italia. A capo dell’azienda collegata vi sono 2 soci che, insieme ad una quinta persona rappresentavano in toto la dirigenza. La mia invece era una ditta individuale nata grazie ad una proposta di collaborazione monomandataria di fornitura servizi alla suddetta azienda. Io avevo stipulato un contratto quadriennale nel 2006. Dal 31/12/2010, tale contratto, si sarebbe rinnovato in modo biennale se nessuna delle 2 parti avesse deciso di concluderlo 6 mesi prima della naturale scadenza quadriennale o (a seguire) biennale. Era un inquadramento che prevedeva un mio impegno di 180 giornate annue di cui 130 in trasferte presso clienti nel nord Italia. Io sostenevo tutte le spese per l’erogazione dei servizi, auto compresa, ed il tutto era compensato da una fattura mensile di 5166,66€ + iva. Era a mio avviso un buon accordo. La loro azienda poteva farmi firmare una raccomandata di rescissione anticipata nei termini di sei mesi alla scadenza del primo quadriennio, e lo fece. Lo fece perché intendeva variare a suo vantaggio sia la durata che il compenso. Io accettai data la fiducia che ancora nutrivo verso tale azienda. Accettai anche di ridurre il compenso da 5166,66€ a 3.806,66€ fino a stipula del nuovo contratto, riconoscendo di comune accordo la crisi contingente del 2010. Tale riduzione di importo venne concordata solo verbalmente mentre il contratto prevedeva variazioni in forma scritta ed allegata. La mia fiducia si incrinò ben presto a partire da ottobre, quando mi proposero un nuovo contratto di durata annuale. Per me passare dalla garanzia 4+2 ad una forma di precariato annuale era davvero sconveniente. Ne parlai nelle poche circostanze in cui ebbi occasione ma la direzione era inflessibile. A quel punto, sconfortato mi misi alla ricerca di una nuova occupazione come dipendente, valutando l’ipotesi di chiudere la ditta individuale aperta grazie a quella collaborazione. Passarono mesi e finalmente a novembre trovai una azienda moderna e dinamica che mi propose un’assunzione da dipendente a tempo determinato a decorrere dal 1 gennaio 2011. Nel frattempo (fine novembre inizio dicembre) in azienda si respirava un clima teso. Da una parte ero dispiaciuto ed indeciso per la decisione e l’importante cambiamento che mi stava per accadere. Dall’altra vi era l’azienda, venuta a conoscenza nel frattempo della mia volontà di non siglare alcun nuovo contratto. Questa loro presa di coscienza ha fatto si che il mio diretto responsabile, nonché uno dei titolari, iniziasse a farmi una forte pressione psicologica nel tentativo di dissuadermi dall’idea di lasciare un’azienda amica con un contratto (a tempo determinato). Arrivando a chiedermi quali fossero le richieste che mi avrebbero dissuaso dall’intenzione di lasciarli. Dopo circa 2 settimane in cui vivevo un vero e proprio tumulto interiore e dato che non avevo nulla da perdere, togliendomi anche quel che si chiama un sassolino dalla scarpa, dissi che solo un’assunzione a tempo indeterminato e con una paga base importante mi avrebbe fatto propendere per restare. Ovviamente anche l’azienda si prese il tempo per decidere e solo il 29 dicembre, cioè 1 giorno prima della fine dell’anno, mi sottopose un documento definito ‘Proposta di assunzione’. Io, mi lasciai la possibilità di prendere una decisione così importante nei 2 giorni seguenti, e la firmai. L’indomani ero nella situazione di dover decidere. Decisi. Non mi piacque né la modalità né la tempistica con cui mi venne proposta la formula di assunzione a tempo indeterminato. Scelsi il nuovo, l’incognita, la speranza. Quando il 30 comunicai alla vecchia azienda la rinuncia alla loro proposta il socio che si occupa dell’amministrazione nonché presidente è andato su tutte le furie liquidandomi con poche parole risentite e buttandomi giù il telefono. A quel punto considerai conclusa la collaborazione aziendale ed emisi l’ultima fattura integrata anche delle somme oggetto di riduzione da luglio a novembre. La fattura divenne di € 10.606,71 Potevo dire di essere felice per aver preso una decisione marcata di cambiamento…. Purtroppo non potevo immaginare il calvario giudiziale cui mi avrebbero sottoposto. 1 - Il 15/02/2011 non mi viene pagata la fattura. 2 - L'1/04/2011 Global mi fa causa chiedendomi: · 2 volte la penale di mancato preavviso di 12.400€. Una per estinzione anticipata, ed una seconda per ‘qualsiasi altra motivazione di interruzione non contemplata’. Avvalendosi con ciò, di una parziale interpretazione dei paragrafi contrattuali. · 13.928€ di danni derivanti dall'esigenza di richiedere servizi ad una società collegata (loro socia). 3 - Vengono ascoltati nr 2 testi portati da Global (dipendenti) ed 1 teste portato da me. 4 - Il 27/04/2014 Il Tribunale di Padova emette la sentenza: 9.135,00€ x 2 per la rescissione 11.511,24€ per lavori di terzi (azienda socia) che hanno fatto passare per destinate a me nel 2011. Tutto per un totale di 29.783,20 + avvocato e varie = 39.940,66 Considerando che a tale somma io devo aggiungere 10.606.71€ di fattura che non mi hanno pagato e 4.500€ di avvocato spesi finora. 55.047,37 € ….notare che dal 2011 percepisco uno stipendio da dipendente e che con l’ammanco di 10.606,71€ + 4.500,00 € sono pressoché rimasto senza soldi. Tutto questo è assurdo. Non mi fa più essere sereno. Ho aspettato 4 anni per arrivare a questo. Non potendo sostenere un tale esborso ho dovuto rivolgermi alla Corte d’Appello di Venezia nella speranza di ottenere una sospensione dell’esecutività della pena e contestuale avvio del processo di Appello. Dopo circa 2 mesi e prima di definire l’udienza per la data della decisione d’appello, la ns richiesta di sospendere la pena fino ad appello viene liquidata oggi 19 gen 2015, con questo paragrafo di 4 righe: Rilevato che, nei limiti della cognizione sommaria che spetta alla Corte in questa fase del giudizio, non appare sussistere né il fumus della pretesa né il periculum, attesa la coerente motivazione adottata dal primo Giudice e la completezza dell’esame delle diverse questioni p.q.m. rigetta l’istanza’ Il Presidente Dott. Mauro Bellano Sono affranto. Mi pignoreranno lo stipendio e considerando la spietatezza della controparte e dei suoi legali sono soldi che non rivedrò mai più. Stiamo parlando di un mutuo da pagare anche senza avere una casa dove vivere

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog