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Lettere al Direttore

Non è vero che il Magistero della Chiesa non pone limiti all'accoglienza

Sono Emanuele Compagno, un collega pubblicista da Venezia. Sono consigliere comunale (candidato sindaco del centrodestra a Camponogara) e avvocato. Ho letto con attenzione il vostro servizio teso a ristabilire la verità sul pensiero della Chiesa anche in tema di immigrazione. Sono stato per 8 anni presidente vicariale di Azione Cattolica, sono autore di due libri. Mi piacerebbe inviarvi dei contributi soprattutto in tema di Chiesa. Grazie Emanuele Compagno Le recenti dichiarazioni del presidente della Cei, Angelo Bagasco, che ha ribadito l’inopportunità dei libri gender a scuola, ha ridato sostanza al dibattito pubblico d’attualità sui temi cari alla Chiesa. Bagnasco ha saputo lanciare un messaggio sulla direzione propria del Magistero. Uno dei motivi fondamentali della crisi, che tutti avvertiamo nella Chiesa, non può che rinvenirsi in una recente tendenza a leggere il messaggio della dottrina sociale in modo incompleto, come puro impegno nel mondo, tralasciando i temi etici. E’ vero che Papa Francesco, nel suo essere rivoluzionario, rimette opportunamente in discussione alcuni metodi della Chiesa, spostando l’attenzione sulla sobrietà e sull’attenzione ai più poveri, quindi sui temi più sociali, più umani che divini, ma tale novità – nel Pontefice – non trascende dalla tradizione del Magistero, promanante da Dio e dalla fede. Ne apparirebbe, altrimenti, una Chiesa irriconoscibile e a tratti svuotata della serietà del suo messaggio. Mi riferisco alle recenti uscite del segretario della Cei, Nunzio Galantino, che è scivolato nella polemica spicciola, definendo la politica italiana come un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi. Certamente il confronto tra la politica di Alcide De Gasperi, nel ricordo del quale sono state pronunciate queste parole, e quella nostrana sembra davvero dar ragione a Galantino, ma le parole di quest’ultimo appaiono sbagliate e fuori luogo. A fronte – sicuramente – di molti opportunisti ci sono molti bravi politici, ispirati anche alla più autentica dottrina sociale della Chiesa, che portano avanti – soprattutto nel silenzio dei centri minori – uno stile sano. Non dimentichiamo lo sforzo che le Diocesi stanno conducendo per diffondere, con le scuole socio-politiche, uno stile autentico di fare politica. Non può essere tutto malato, come emerge dalla sortita di Galantino che ha attratto sostanzialmente solo critiche, da destra e da sinistra, per la sua parzialità ingenerosa. Non è uscita una bella immagine della Chiesa, quasi irriconoscibile, perché non è questa la tradizione della Chiesa, nel merito e nel metodo. Certamente le parole del cardinale sono state strumentalizzate, ma proprio per questo sistema, superficiale e sbrigativo di molta stampa, è necessario soppesare meglio le parole per un uomo della sua responsabilità. Una Chiesa così è irriconoscibile, non è questo che ci siamo sempre detti nell’imparare la sua missione. Tale equivoco ricalca quello che leggiamo ultimamente, secondo cui la cui la Chiesa propinerebbe un messaggio di accoglienza incondizionata verso gli immigrati. Il catechismo della Chiesa cattolica al n. 2241 esplicitamente dichiara, al contrario, che “Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero”. Il catechismo non pone un’estremistica ed intransigente apertura, ma ci dice quanto Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2001 ribadirà ovvero che la regolamentazione dei flussi migratori deve avvenire secondo criteri di equità ed equilibrio per garantire dignità della persona umana negli insediamenti. Mai il Magistero ha aperto all’accoglienza in modo indiscriminato, ma lo ha fatto proprio come Bagnasco ci ha ricordato recentemente: “Sicurezza e legalità convivano con l’accoglienza”. Nella sostanza la Chiesa si pone certamente l’obiettivo di accogliere, ma l’accoglienza deve essere contemperata con l’effettiva capacità del popolo ospitante di garantire condizioni di vita umane, nel rispetto della legalità. Questo è il Magistero della Chiesa, non certamente quello di chi vorrebbe forzare il messaggio della dottrina sociale per aprire ad un’accoglienza senza limiti. Questo duplice modo di intendere il messaggio evangelico, quello più progressista alla Galantino e quello più completo alla Bagnasco – per dirla semplicisticamente – è frutto di un dibattito interno alla Chiesa sempre presente nella sua storia. Una storia che ricalca il presente, nella duplice figura papale, quella di Benedetto XVI, più attendo al messaggio tradizionale e ai dogmi di fede, e quello di Papa Francesco, più attendo ai temi sociali. Del resto il messaggio evangelico vive della forza generatrice dei due poli su cui è fondata, un dimensione verticale verso Dio, la fede, i dogmi e la tradizione, ed una dimensione orizzontale verso l’uomo, la comunità, il sociale. Spetta ai pastori saper metter insieme queste due dimensioni, così come ha saputo fare Bagnasco che ha riportato la Chiesa a dibattere su temi autentici, come la famiglia, l’educazione e i valori non negoziabili, prima ed oltre rispetto alla polemica politica, estranea alla missione della fede cristiana. La Chiesa si renda più riconoscibile, ci parli dei temi autentici, quelli non negoziabili che la caratterizzano; parli di fede, riconducendo a Cristo il nostro essere. Perché la Chiesa ha come prima missione quella di diffondere la fede, edificare l’animo delle persone, far risorgere la speranza. Solo nel Vangelo, quindi, la carità può provare la sua autentica ragion d’essere, quella del buon cristiano, non solo quella del buon cittadino.

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