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Lettere al Direttore

Precisazione

Egregio Direttore, ho letto l’articolo su mons. Charamsa relativo alla omosessualità dell’insigne teologo ed una riflessione è d’obbligo. La questione non è sulla dichiarata omosessualità ma sulla pretesa di avere un compagno. Mi spiego meglio. La norma prevede la castità e buona parte dei preti eterosessuali rispetta il principio. Ora non vedo il motivo per cui anche gli omosessuali non debbano rispettare la regola. Non faccio nessuna discriminazione, al contrario, pongo omosessuali ed eterosessuali sullo stesso piano e non capisco perché gli omosessuali dichiarati nella Chiesa pretendano di avere un compagno, quasi a certificare la propria omosessualità. L’eterosessuale non ha bisogno di prove e se accetta le leggi ecclesiastiche si conserva casto e puro. Lo stesso discorso potrebbe valere per i preti pedofili che assecondano le proprie pulsioni. Ripeto il problema non riguarda l’omosessualità, che riterrei persino legittima, ma l’oggetto del desiderio, che, in ogni caso, è in contrasto con il principio di castità. Sostanzialmente la considero una prevaricazione nei confronti della stragrande maggioranza dei colleghi eterosessuali e semmai la questione dovrebbe essere considerata in analogia con la richiesta di parte di sacerdoti che richiedono la legittimazione del matrimonio tra ecclesiasti. Distinti saluti, Antonio Mirabile

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