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Lettere al Direttore

Lettera di una indignata speciale

Egregio Direttore, buonasera, mi chiamo Cristina, ho 29 anni, sono Italiana (e lo preciso per non incappare nelle ire di Salvini), single e “bambocciona”, non per scelta ma per necessità, con buona pace dell’allora Ministro Padoa Schioppa. Un diploma di maturità classica, due lauree conseguite presso l’Università Cattolica di Milano, mila e mila euro devolute “per seguir virtute e canoscenza” (come direbbe il nostro Dante nazionale), certificata Ditals nonché iscritta all’Ordine dei Giornalisti (ovviamente nella sezione lombarda dell’albo dei pubblicisti). “Embè?” Si chiederà Lei, “da me che vuole, non mi pare di leggere nulla di nuovo in queste righe. Lei è una delle tante”. Embè, c’ha ragione. La mia sarà l’ennesima lettera di indignazione, lamentela e denuncia di quel che è (ormai) l’Ovvio: la disoccupazione giovanile, che con il passare degli anni invecchia pure lei, cambia status e rimane disoccupazione e basta; le “chiuse” che impediscono l’accesso alla torre d’avorio dei CCNL, talmente efficienti da fare impallidire addirittura il genio di Leonardo da Vinci; l’attaccamento affettuoso e morboso alla poltrona, alla “cadrega” direbbero qui a Milano, di taluni soggetti che terminata la loro parabola lavorativa ufficiale, con un accanimento terapeutico che farebbe collassare qualsiasi SSN, si ostinano a voler rimanere sulla cresta dell’onda esercitando la propria professionalità a discapito dei poveri parvenue che o non hanno l’esperienza necessaria (poverini) oppure ne hanno troppa (bauscia, perché hanno all’attivo almeno 5 stage non retribuiti) e quindi non va bene. “Embè?” Si ripeterà Lei, “Gentilissima Signora, capisco, ma cosa vuole che le dica? Personalmente le posso anche dare ragione e compatirla ma in Italia c’è la crisi, i tempi d’oro son finiti. Bisogna portare pazienza, prima o poi la ruota gira e si raccoglieranno buoni frutti”. Certamente, sono d’accordo, in una prospettiva escatologica mi auguro di raccogliere buoni frutti, assolutamente, ma nel frattempo non si può mica campare d’aria e di speranza. E Le scrivo perché le assicuro per esperienza che la situazione è brutta brutta; che più brutta di così non si può. È inutile che l’Istat diffonda statistiche sull’occupazione che riportano punti percentuali positivi con picchi nei mesi di Agosto di tutti gli anni, quando la realtà vede (per esempio nella fattispecie giornalistica) redazioni che offrono solo stage, il più delle volte non regolamentati e non retribuiti (per altro inutili ai fini dell’iscrizione all’ordine); agenzie stampa nazionali che ti spremono (gratis) come un limone; redazioni che ti obbligano a periodi di prova e poi regolarmente provano il redattore/giornalista successivo e così via in un eracliteo divenire; redazioni che editano una media di 15 riviste impiegando (quando va bene) un capo redattore, un giornalista (in pensione ma che deve arrotondare i 3000 euro mensili netti, perché, sempre per la crisi, non ce la fa ad arrivare a fine mese e poi è amico/a dell’ amico/a dell’ amico/a), un grafico e due (o uno) stagisti a rotazione; redazioni che pagano articoli da 1,50 € a 3€, con cessione del diritto d’autore o addirittura tramite Google Adsense e qui mi fermo perché potrei snocciolare altro a mo’ di rosario, ma poi non mi rimane il tempo di recitare le altre litanie. E lo so che Lei lo sa già, che già l’OdG nazionale aveva smascherato gli editori che non pagano i collaboratori etc etc con uno studio datato 2010/2011 ma tant’è che la ricerca è stata pubblicata ad maiorem dei gloria senza sortire gli effetti sperati. Nonostante questa non proprio idilliaca panoramica che le ho presentato le assicuro che mi do da fare e invio instancabile e indefessa maree di curriculum all’isola del lavoro che non c’è. Ormai ho talmente tanta esperienza nella ricerca del lavoro che potrei fare la recruiter per diverse società che si occupano di HR. E nel dire questo sono modesta, intendiamoci. “Embè?” penserà Lei “che modi e che arroganza! Io sono un giornalista, mica il direttore di un’agenzia di collocamento” e mi risponderà invece “non lasci alcuna strada intentata allora, sicuramente prima o poi busserà alla porta giusta”. No, infatti non lascio nessuna strada intentata, tanto che Le sto scrivendo questa delirante lettera di sfogo (capirà anche Lei che con la crisi e la disoccupazione faccio fatica a pagare la parcella dell’analista). Immagino che abbia capito che da grande, anzi da vecchia, mi piacerebbe fare la giornalista e che ho avuto diverse esperienze, la maggior parte nel campo della comunicazione (ma non solo, uno dei miei maggiori pregi – sempre modestamente – è la polivalenza, sono campionessa mondiale di flessibilità estrema), per cui la mia attenzione è rivolta primariamente a questo settore, del quale la crisi è sempre più lapalissiana, tanto che la gentilissima ex direttrice RAI Lorenza Lei, in occasione di un convegno cui partecipai qualche anno fa, mi sconsigliò vivamente il lavoro giornalistico invitandomi a puntare su quello della produzione. Con il senno di poi, ahimè, quasi mi pento di non averle dato retta. Tornando a noi, durante i miei “pellegrinaggi” mi sono imbattuta in diversi annunci di lavoro, tanto da tenere una personale rubrica sul mio profilo Fb intitolata con molta fantasia "annunci di lavoro creativi". Purtroppo non li posso allegare nel form ma ci saremmo fatti almeno quattro risate (amare) . L’obiettivo non è quello di puntare il dito contro qualcuno, mi creda, né tantomeno quello di impietosire qualcuno. Il mio intento è semplicemente quello di riportare l’attenzione alla poca professionalità che dilaga nel settore (e non solo in quello giornalistico). Certo, non voglio mettermi a fare dialoghi sui massimi sistemi etici e quant’altro ma è profondamente demotivante per chi ancora crede di avere qualcosa da dire, il ritrovarsi di fronte a queste proposte, a queste persone e a queste realtà che purtroppo esistono e che non fanno informazione ma badano piuttosto ai propri interessi materiali. Anche solo leggendo gli annunci in allegato si capisce a quale stadio di metastasi sia arrivato il sistema (tralasciando inoltre gli errori ed orrori grammatico-ortografici). E si potrebbero analizzare diversi aspetti della problematica da più punti di vista ma sono conscia del fatto che non sia né il momento né la sede opportuna per farlo. Mi rendo conto che non si possa fare di tutta un’erba un fascio ed è altrettanto vero che l’OdG non ha i super poteri ma qui siamo arrivati davvero alla frutta. E non mi venga a ricordare che il Cnog, proprio a fine settembre ha votato all'unanimità una mozione in cui esprime preoccupazione per quanto sta accadendo in numerose testate giornalistiche ai danni di co.co.co, free lance e collaboratori a vario titolo, perché la verità è che si sta facendo carne da macello di tutti i colleghi non contrattualizzati, beffandosi dei, a questo punto fantomatici direi, obblighi alla vigilanza della Carta di Firenze e paventando come scusa i tagli, la legge Fornero e il Jobs Act, illustre sconosciuto. “Embè?” mi risponderà Lei “Dottoressa, così è se le pare. Sicuramente il sistema va riformato, ci vuole più controllo ma l’ordine non è onnipotente, la legge è garantista e anni e anni di ingranaggi non si smuovono con una sola scaglia di sapone. Ammiro la sua caparbietà e la sua tenacia anche la sua sopraffina arguzia e mi spiace che abbia incontrato sulla sua strada queste realtà, Le auguro di essere più fortunata prossimamente. Le faccio i miei migliori auguri per la sua ricerca”. Gentilissimo, davvero la ringrazio molto per avermi letta, le pagherò la sua parcella non appena riesco a farmi risarcire i soldi dall’analista che invece si è rifiutato di ascoltarmi. Care cose e a buon rendere. Una giornalista (pubblicista) indignata. Cristina Canci Ps: perdoni la schiettezza e l'ironia ma il tutto è dettato da profonda amarezza.

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