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Lettere al Direttore

Noi e la nostra identità culturale

Noi e la nostra identità culturale Qualche giorno fa ero alla Pinacoteca di Brera e di fronte allo stupendo Cristo del Mantegna mi è venuto quasi naturale pensare: che effetto farebbe questo capolavoro esposto in una delle tante multietniche scuole italiane? Magari in una di quelle scuole nelle quali il Presepe viene ritenuto elemento di fastidio per i non credenti. Eppure il Cristo del Mantegna è da sempre nelle scuole con la storia dell’arte che per buona parte rappresenta soggetti sacri. Ma nessuno mai si è scandalizzato. Forse che la Pietà di Michelangelo o la Natività di Caravaggio sono meno conturbanti di un presepe? Perché allora nessun responsabile scolastico o nessun organo collegiale si è mai preoccupato di tutelare i non credenti, musulmani e non, dal nefasto influsso delle immagini sacre. E che dire della Divina Commedia di Dante. Va finire che qualcuno la legge veramente e la vieta per non offendere la sensibilità di chi non crede nell’Aldilà. E Manzoni? Lo lasciamo nei programmi scolastici con il rischio di favorire depressione e rifiuto? Ma l’arte è arte, la tradizione è tradizione e la storia è storia e nessuno vi deve rinunciare. E l’identità culturale va tutelata e difesa. Solo chi non ha una vera identità può rinunciarvi e pensare che la tradizione e la cultura possano infastidire chi viene da realtà diverse. E la nostra cultura ha come base il Cristianesimo. E questo vale per chi crede e per chi non crede. La nostra vita è scandita da ricorrenze religiose: domeniche, festività di vario genere. Vorrei vedere coloro che vietano presepe e canti rinunciare anche alle vacanze di Natale e continuare a far lezione? Sarebbe certamente più coerente. Ho l’impressione che si stia un po’ esagerando. Stiamo parlando della scuola italiana, una scuola che prima che si cominciasse a parlare freneticamente di riforme, oramai da molti lustri, senza mai veramente realizzarle, era rispettata e presa ad esempio a livello internazionale. Ora non la considera più nessuno, neanche chi furbescamente si ostina a chiamarla buona. E se la scuola è italiana deve offrire la nostra cultura anche a chi italiano non è. Sarà per lo straniero motivo e mezzo di arricchimento. Il Natale è nella nostra cultura; lo festeggiamo ogni volta che pensiamo alla umanità di Dio, umanità che spiega e giustifica la iconografia cristiana assente nel mondo ebraico ed in quello musulmano. In pratica spiega e giustifica la storia dell’Arte. Gli stranieri che frequentano le nostre scuole sono curiosi, curiosi di conoscere le nostre tradizioni, la nostra storia e perfino la nostra religione. E’ assurdo che qualcuno, in nome della laicità o del falso rispetto di altre culture, neghi loro questa opportunità. Ho incontrato giovani musulmani che canticchiavano Tu scendi dalle stelle con un a fetta di panettone in mano; ho visto amici ebrei leggere con interesse i libri di Ravasi. Ho anche sentito operatori scolastici parlare con entusiasmo del Corano senza aver letto mai una Sura. Quando gli angeli dissero: " O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente : il suo nome è il Messia , Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini . Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti". Ella disse: "Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?". Disse: "E' così che Allah crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo "Sii" ed essa è. (Corano, Sura III,45-47) Mario Lattanzi

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