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Lettere al Direttore

INPS. J'ACCUSE.

J’ACCUSE VISITE FISCALI INPS Nel messaggio - comunicato stampa n. 008298 del 21/05/2013 l’allora Direttore Generale dell’INPS dr. Mauro Nori afferma che: L’esito delle 900mila visite disposte d’ufficio dall’Inps nel 2012 ha portato a una riduzione della prognosi “solo” in 83mila casi (il 9% del totale delle visite eseguite). Proprio in relazione a questi risultati, per quest’anno (2013) è stata decisa una riduzione delle visite. Una riduzione a circa 100mila visite per il 2013, forti dell’esperienza costruita con un sempre più sofisticato sistema di data mining, ci porterà a far crescere la percentuale dei risultati di riduzione di prognosi, pur in presenza di una sensibile diminuzione del numero di visite eseguite. Quindi con meno risorse economiche e con maggiore selettività dei controlli, riusciremo a produrre comunque un sempre più efficace contrasto al fenomeno dell’assenteismo. Ciò è smentito dagli ultimi dati dell’INPS comunicati nella Determinazione del 4 febbraio 2016, n. 6, della Corte del Conti, Sezione del controllo sugli Enti (pagg. 83-85) dove risulta che nel 2013 la riduzione della prognosi è stata del 7,4% (nel 2012 era stata del 9%). I dati del 2014 non prendono più nemmeno in considerazione la “riduzione della prognosi” (parametro preso a riferimento per giustificare la drastica riduzione dei fondi per le visite fiscali) ma solo “la prognosi di idoneità al lavoro” dicendo che tali dati sono più confortanti e sono la conseguenza dell’affinamento delle tecniche di data mininig e delle innovazioni procedurali legate alla telematizzazione dei flussi informativi. E’ bene precisare che i due parametri non sono confrontabili in quanto la “riduzione della prognosi” comporta sempre una riduzione dei giorni di indennità di malattia pagati dall’INPS e, quindi, un risparmio per l’Istituto, mentre “la prognosi di idoneità al lavoro” non comporta necessariamente una riduzione dei giorni di indennità di malattia e, quindi, un risparmio per l’Istituto, potendo essere disposta per il giorno successivo alla scadenza della prognosi di malattia del medico curante, come avviene nella maggioranza dei casi. Pertanto sarebbe da chiedere all’INPS il motivo per cui è stato modificato il parametro di riferimento e, comunque, qual è stata la percentuale di riduzione della prognosi negli anni 2014 e 2015. Che il data mining non permetteva un incremento della riduzione delle prognosi in realtà era già noto considerando la percentuale delle riduzioni delle prognosi della regione Friuli-Venezia-Giulia che nel 2012 era allo 0,9% (contro il 9% della media nazionale) a condizione di sapere che la regione Friuli-Venezia-Giulia è stata l’unica regione in cui il data mining è stato utilizzato per la maggior parte dell’anno 2012. Nella medesima Determinazione della Corte dei Conti sono riportate le spese totali per le visite d’ufficio negli anni 2012, 2013 e 2014 ed il numero di viste d’ufficio effettuate nei medesimi anni. Dai dati grezzi indicati è facilmente ricavabile il costo medio della singola visita d’ufficio in tali anni che risulta di 51 euro nell’anno 2012, di 103 euro nell’anno 2013 e di 92 euro nell’anno 2014. Pertanto nell’anno 2013 il costo medio della singola visita è raddoppiato rispetto all’anno 2012 per poi diminuire leggermente nell’anno 2014. Si solleva qualche dubbio che ciò possa essere definito un risparmio. In realtà riteniamo che tali dati grezzi non siano corretti in quanto notevolmente differenti dai medesimi dati grezzi comunicati dall’INPS in precedenti occasioni. Il fatto, però, che i medesimi dati grezzi comunicati dall’INPS in varie occasioni non siano mai identici fra loro, solleva il problema dell’attendibilità dei dati comunicati dall’INPS e, conseguentemente, della capacità di controllo da parte degli Organi preposti sulla effettiva attività dell’INPS. Ciò è confermato dal documento conclusivo sotto riportato. XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati SEDUTA DEL 27 MAGGIO 2014 Indagine conoscitiva sull’organizzazione dell’attività dei medici che svolgono gli accertamenti sanitari per verificare lo stato di salute del dipendente assente per malattia DOCUMENTO CONCLUSIVO APPROVATO “Infine, in considerazione della complessità incontrata dalla Commissione nel raccogliere i dati necessari al completamento dell’indagine, si ritiene opportuno che essi siano sistematicamente e annualmente raccolti, in modo che il bilancio sociale dell’INPS ne dia utilmente conto e garantendo al tempo stesso che l’evolversi della situazione sia tenuta sotto stretto controllo pubblico, consentendo le scelte organizzative conseguenti.” Nel resoconto stenografico della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale della Seduta n. 34 di Mercoledì 2 marzo 2016 (Bozza non corretta) concernente una indagine conoscitiva, in cui sono stati interrogati: D'Amato Vincenzo , Dirigente generale vicario dell'Istituto nazionale di previdenza sociale ... 4 Crudo Antonello , Direttore generale pensioni dell'Istituto nazionale di previdenza sociale ... 5 La Monica Vito , Dirigente della direzione centrale pensioni dell'Istituto nazionale di previdenza sociale ... 11 Il Presidente della Commissione (On. Lello Di Gioia) ha concluso dicendo:  PRESIDENTE. Ci auguriamo che diate informazione a tutte le sedi periferiche di muoversi nella stessa logica, perché altrimenti è normale che si creino problemi. Ci aspettiamo anche che in tempi rapidi forniate alla Commissione tutte le risposte che oggi oggettivamente non si è riusciti ad avere in maniera esaustiva. Ringrazio i nostri ospiti e dichiaro conclusa l'audizione.   Le conclusioni del Presidente della Commissione possono essere prese a riferimento per descrivere la situazione di 30 anni di medicina fiscale INPS. La Circolare INPS n. 159 del 1° agosto 1996 prevede che: “…un rapporto corretto tra il numero dei certificati e il numero dei controlli da eseguire (comprendente sia quelli d'ufficio che quelli richiesti dai datori di lavoro), che - come operato negli ultimi due anni sulla base delle programmazioni delle SAP - deve attestarsi orientativamente tra il 15 e il 20% - percentuale da ritenere di massima, quale dato medio nell'ambito di ciascuna provincia - tenendo conto delle necessita' locali in relazione all'entita' del fenomeno dell'assenteismo.” Allo stato attuale tale percentuale si aggira intorno al 3%, con risultati fallimentari, anche perché il programma informatico non è in grado di funzionare in modo accettabile con percentuali così basse. Il 12 ottobre 2015 è stata pubblicata sulla rivista on line “La Medicina Fiscale” un’intervista rilasciata il 06 ottobre 2015 dal prof. Massimo Piccioni, Coordinatore Generale Medico-Legale INPS, in cui afferma che: “… si dovrà avere un aumento anche delle visite nel settore privato: attualmente il numero di visite ai dipendenti privati è diminuito troppo e questo non potrà essere continuato …” Il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. n. 62 del 16 aprile 2013) prevede all’art. 3, comma 4, che la logica del contenimento dei costi non deve pregiudicare la qualità dei risultati, ma qui è evidente che è stata pregiudicata la qualità dei risultati perché la percentuale delle riduzioni delle prognosi nel 2013 è diminuita rispetto al 2012 e quella del 2014 non è stata, stranamente, indicata. Nonostante ciò non risulta che alcun Dirigente dell’INPS sia stato sottoposto a procedimento disciplinare. Il data mining e SAViO sono costati e costano tuttora una somma ingente, comprese le spese per il personale addetto e le spese di manutenzione e riparazione, in assenza di risultati apprezzabili, anzi, i risultati appaiono inferiori a quelli conseguiti prima dell’utilizzo di tali programmi informatici. Il Coordinatore Generale medico Legale Prof. Massimo Piccioni con messaggio n. 029106 del 14/12/2009 avente ad oggetto: “Attività medico legale di controllo sui certificati medici.” scriveva: “Si raccomanda di adempiere all’attività in oggetto con puntualità e continuità. Si rammenta che l’espletamento dei compiti del Medico Legale INPS in materia costituisce obbligo di servizio.” Con successivo messaggio n. 019598 del 27/07/2010, stesso oggetto, scriveva: “E’ giunta notizia che, in più sedi, ad alcuno non parrebbe più strategica per l’Istituto l’attività medico legale di controllo della certificazione di malattia e di quanto ad essa connessa. Si rammenta che, invece, la materia è di interesse precipuo come dimostra l’intensa opera progettuale svolta in tema di telematizzazione, anche avanzata. Sicché, nel reiterare quanto già recentemente indicato nel Msg. 14 dicembre 2009, n. 029106 e novellato fra l’altro negli All. 2 e 3 della Circ. 16 aprile 2010, n. 60, si raccomanda di adempiere all’attività di cui all’oggetto con puntualità e continuità ricordando che l’espletamento dei compiti in materia del Medico e del Collaboratore sanitario INPS costituisce obbligo di servizio.” Da questi messaggi si evince che già nel lontano 2009, in più sedi, l’attività di controllo sui certificati di malattia e, conseguentemente, l’attività delle visite fiscali, non era eseguita in modo adeguato. Al riguardo è bene precisare che l’attività del personale dipendente INPS influenza pesantemente le prestazioni dei medici fiscali sia preliminarmente (selezione adeguata dei certificati di malattia, comunicazione del domicilio di malattia esatto e completo, ecc.) che successivamente (sanzione degli assenti ingiustificati, conferma o meno della riduzione della prognosi operata dal medico fiscale, conferma o meno della non indennizzabilità della malattia operata dal medico fiscale, surroga nei confronti dei traumi con responsabilità di terzi segnalate dal medico fiscale, trasferimento della competenza all’INAIL su segnalazione del medico fiscale, ecc.), pertanto risulta poco probabile che il medico fiscale possa lavorare in modo efficace ed efficiente se il personale dipendente non adempie in modo adeguato ai suoi compiti. FONDI PER VISITE FISCALI AI DIPENDENTI PUBBLICI L’obbligo di visita fiscale ai dipendenti pubblici da parte delle UU.SS.LL. è stato stabilito inizialmente dall’art. 14, ultimo comma, lett. q), della legge n. 833/1978, come confermato dal parere del Consiglio di Stato, in Adunanza Generale, dell’11 ottobre 1984. Tale obbligo è stato confermato dall’art. 5, comma 10, del D.L. n. 463/1983 convertito con modificazioni nella Legge n. 638/1983. Da allora i fondi assegnati al Servizio Sanitario Nazionale sono sempre stati comprensivi delle spese sostenute inizialmente dalle UU.SS.LL e successivamente dalle AA.SS.LL. per l’evasione delle visite fiscali richieste da Enti pubblici, previo trasferimento dei fondi delle singole amministrazioni pubbliche, destinati a tale scopo, al fondo del Servizio Sanitario Nazionale, come consigliato nel parere dell’Adunanza Generale del Consiglio di Stato dell’11 ottobre 1984. Successivamente la sentenza della Corte Costituzionale n. 207 del 7 giugno 2010 ha stabilito l’onerosità delle visite fiscali richieste alle AA.SS.LL. dagli Enti pubblici. A seguito di tale sentenza il Legislatore ha quantificato le spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche per l’evasione delle visite fiscali in 70 milioni di euro all’anno e conseguentemente ha stabilito che il livello del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale a cui concorre lo Stato è rideterminato in riduzione di 70 milioni di euro all’anno (art. 17, comma 5, D.L. n. 98/2011 convertito nella Legge n. 111/2011). Quanto sopra al fine di evitare che la singola visita fiscale fosse pagata alle AA.SS.LL. due volte e cioè attingendo sia dal fondo del Servizio Sanitario Nazionale che dal nuovo fondo di 70 milioni di euro all’anno, appositamente predisposto, non facente più parte del fondo del Servizio Sanitario Nazionale. L’art. 17, comma 1, lettera l), della Legge n. 124/2015 prevede l’attribuzione all’INPS delle risorse “attualmente” impiegate dalle amministrazioni pubbliche per le visite fiscali. Sulla scorta di quanto sopra dovrebbe essere ovvio che tali risorse ammontano a 70 milioni di euro ma, anche dubitando di tale ovvietà, dovrebbe essere preliminarmente stabilito quante delle visite fiscali richieste dalle amministrazioni pubbliche alle AA.SS.LL. sono state realmente evase partendo dall’incontestabile evidenza che solo una ridotta percentuale di tali richieste sono state effettivamente evase senza alcun adeguato provvedimento da parte degli Organi deputati al controllo, come invece previsto espressamente dall’articolo 11, comma 10, del D.L. n. 463/1983, convertito con modificazioni nella Legge n. 638/1983, a sua volta richiamato al punto 3) del parere dell’Adunanza Generale del Consiglio di Stato dell’11 ottobre 1984. Il medesimo art. 17, comma 1, lettera l), della Legge n. 124/2015 prevede inoltre: “… previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la quantificazione delle predette risorse finanziarie …”. Tale frase è stata inserita nella Legge Delega a seguito di pressioni da parte della Ragioneria Generale dello Stato e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, senza che ve ne siano i presupposti, in considerazione del fatto che i 70 milioni di euro all’anno, disposti per l’effettuazione delle visite fiscali ai dipendenti pubblici, non fanno più parte dei fondi del Servizio Sanitario Nazionale e, quindi, non si ravvede la necessità dell’intesa in sede di Conferenza permanente Stato- Regioni per la quantificazione delle predette risorse. Ciò è confermato dall’Ordine del Giorno N° 9/3098-A/12 accolto dal Governo nella seduta n°464 della Camera del 17 luglio 2015 che così recita: “La Camera, in sede di esame dell’A.C.3098/A, che detta disposizioni in materia di riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, premesso che: … Omissis … impegna il Governo a valutare l'opportunità di:    definire in piena autonomia la quantificazione delle risorse finanziarie e le modalità d'impiego del personale medico attualmente adibito alle funzioni di accertamento medico legale delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici; colmare il vuoto normativo in materia di regolazione del rapporto tra l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ed i medici che eseguono le visite fiscali, allo scopo di dare dignità professionale ad una categoria di professionisti che con il proprio lavoro ha contribuito a portare i valori dell'assenteismo in Italia ai livelli europei. 9/3098-A/12. (Testo modificato nel corso della seduta) Censore.” Qualora il Governo, per contrastare l’assenteismo dilagante nel pubblico impiego, ritenesse che sia sufficiente una somma inferiore a quella utilizzata dalle AA.SS.LL. (con risultati disastrosi) dovrebbe esplicitare sulla base di quali presupposti si fonda tale valutazione in considerazione dei risultati fallimentari ottenuti con i recenti programmi informatici dell’INPS. MEDICO POLIFUNZIONALE L’INPS ha intenzione di utilizzare sia i medici fiscali che i fondi per le visite fiscali sui dipendenti pubblici per tutte le altre attività sanitarie dell’Istituto, creando la figura del “medico polifunzionale”. Al riguardo si precisa che le visite fiscali richieste dal datore di lavoro sono obbligatorie per legge, tali visite devono essere svolte entro lo stesso giorno della richiesta e nella fascia oraria richiesta dal singolo datore di lavoro. Il numero di visite richieste dalla totalità dei datori di lavoro per ogni singola fascia è difficilmente prevedibile come è assolutamente imprevedibile la loro ubicazione. Il tempo impiegato per la “singola” visita fiscale domiciliare può variare da 30 minuti ad oltre 4 ore (visite in località “disagiatissime”, in montagna e piccole isole), (sarebbe come pretendere che un medico del 118 (emergenza-urgenza) si occupasse anche dell’attività del Reparto Ospedaliero). A tal riguardo si richiama la sentenza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro n. 5023 del 4 aprile 2001 in cui si legge che: “Non è in contrasto con i generali principi di correttezza e buona fede il comportamento del lavoratore che preferisca trascorrere il periodo di malattia in località isolata di montagna, seppur raggiungibile con un’ora e mezza di cammino, dovendosi presumere che l’amministrazione pubblica sia in grado di espletare i propri compiti di istituto, specialmente in materia sanitaria e sociale, in qualunque luogo del territorio nazionale si trovi una casa di abitazione. Pertanto, ove il medico incaricato del controllo si astenga dall’eseguirlo per difficoltà di accesso alla località dove si trova il lavoratore, questi non perde il diritto al trattamento economico di malattia.” Il caso sopra riportato è di non infrequente riscontro nella pratica quotidiana e rende l’idea del tempo che può essere necessario per eseguire una singola visita fiscale posto che, oltre al tempo della “camminata” (3 ore fra andata e ritorno), è necessario aggiungere il tempo della visita medica e quello del tragitto in automobile (andata e ritorno). In simili condizioni diventa “molto complicato” riuscire a svolgere altre attività lavorative. Per quanto riguarda le visite nelle piccole isole è addirittura previsto il rimborso del pasto e del pernottamento qualora il tempo impiegato non permetta il rientro entro le ore 14,00 o le 20,00. Quanto sopra nonostante il fatto che l’INPS, al fine di ridurre le spese di viaggio e, quindi, anche il tempo di viaggio, abbia dato disposizione affinché i medici fiscali fossero omogeneamente distribuiti su tutto il territorio e ciò sarebbe completamente pregiudicato ed aggravato nel momento in cui tutti i medici fossero accentrati in poche sedi di partenza. E’ appena il caso di precisare che il medico che partecipa ad una seduta della Commissione Medica non può improvvisamente assentarsi per andare ad effettuare una visita fiscale richiesta con un preavviso di 30 minuti. Bisogna, inoltre, considerare che, oltre all’obbligo di eseguire le visite fiscali richieste dai datori di lavoro nei tempi sopra specificati, l’INPS ha anche il dovere di eseguire un certo numero di visite fiscali d’ufficio ai fini del buon andamento dell’amministrazione pubblica. Non è difficile prevedere che, in considerazione delle difficoltà oggettive che ciò comporterebbe nel momento in cui fosse istituita la figura del medico polifunzionale, il numero di visite d’ufficio si attesterebbe molto vicino allo zero e riguarderebbe esclusivamente località nei pressi della Sede INPS indipendentemente dalla congruità della prognosi con la diagnosi (es. 30 giorni per influenza) o con qualunque altro elemento di sospetto che attualmente dovrebbe indurre ad effettuare una visita fiscale anche in località più distanti. In pratica i lavoratori cha abitano in località sufficientemente distanti dalla Sede INPS potrebbero, in accordo con il datore di lavoro, mettersi in malattia avendo la certezza di non ricevere mai la visita fiscale. E’ pur vero che l’INPS potrebbe chiamare tali lavoratori direttamente a visita ambulatoriale ma, a parte il fatto che tale richiesta deve essere giustificata dalla necessità di particolari verifiche sanitarie e/o amministrative, ciò non costituisce un obbligo per il lavoratore che ha tutto il diritto di pretendere la visita fiscale al proprio domicilio in considerazione del fatto che, fino a prova contraria, è ammalato. Si rammenta, inoltre, che, fra i motivi per cui sono state disposte le fasce orarie di reperibilità per i lavoratori in malattia, vi è anche quello di impedire lo svolgimento di altre attività lavorative ai “finti malati” durante l’assenza dal lavoro per malattia, e ciò sarebbe completamente vanificato dalla chiamata diretta a visita ambulatoriale. La logica conseguenza sarebbe una bassissima qualità della prestazione svolta e la drastica riduzione del numero delle visite fiscali domiciliari, e dei fondi ad esse destinati, a vantaggio delle altre attività sanitarie dell’INPS.

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