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Lettere al Direttore

LE MENZOGNE DELLA RAGGI E DEL DIRETTORIO. OVVERO PINOCCHIO, IL GATTO E LA VOLPE

7 Settembre 2016

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"L'avviso di garanzia era noto a Pizzarotti e lui ha pensato di nasconderlo. Avrebbe dovuto renderlo noto ai suoi concittadini....La trasparenza è importante”. Questo è quello che dichiarava qualche mese fa ai microfoni dei giornalisti la signora Virginia Raggi, oggi primo cittadino di Roma. Che sta succedendo nell’Olimpo del M5S? Si va in deroga al codice della moralità pentastellata, o verso gli inevitabili rigurgiti di una Prima Repubblica tanto detestata? Intendiamoci, qui ci va di mezzo la credibilità di un movimento che ha da sempre millantato una superiorità morale. Quella, tanto per capirci, sbandierata anche in sella ad una moto dall’intransigente direttorio. E’ tanto indigesta la faccenda che sia la Raggi, sia il direttorio sono riusciti a dividere il Fatto Quotidiano, in particolare i due loro fedelissimi supporter: Peter Gomes e Marco Travaglio, i quali sulle gravi menzogne della Virgina Raggi la pensano diversamente. Ma c’è di più, la mutevole condotta del Movimento romano ha contagiato financo il più giustizialista della storia della carta stampata nazionale, Marco Travaglio, il quale, malgrè soi, per amor patrio oggi si ritrova a sposare la dura legge del garantismo, seppur a un quarto di tondo. Infatti l'accusa mossa dal giornalista nei confronti dell'ex consulente Ama non riguarda strettamente il procedimento penale aperto a suo carico, ma il comportamento che la Muraro e la Raggi hanno tenuto nei confronti dei cittadini e dei giornalisti. Ovvero l’aver raccontato una bugia al suo giornale (Il Fatto Quotidiano). Ergo, quando sulla graticola della magistratura vanno gli altri vige il giustizialismo, quando ci finiscono loro c’è tempo e bisogna attendere serenamente il verdetto della magistratura. Garantismo a convenienza. Questa è la morale degli adepti di Casa Grillo. Noi a differenza dell’esprit de finesse - la finezza d’ingegno - dell’adulatore, “mini-garante”, Travaglio ciò che ricaviamo dalle notizie che campeggiano su gran parte dei giornali è che ai politici inclini e avvezzi alla disonestà amministrativa, si va affiancando una nutrita rappresentanza di nuovi amministratori dediti maggiormente alla menzogna, ispirata dai personaggi esilaranti di Collodi, dotati di caratteristico naso, sensibile alle bugie di Pinocchio e all’astuzia del gatto e la volpe. Roma a quanto pare ha tutti e tre i personaggi raccontati da Collodi. Per cui il cambio di vento sulla politica italiana, promessa dal movimento 5 stelle, quello che avrebbe turbato le notti di Napolitano pentitosi della nuova legge elettorale, l’Italicum; il paventato sventramento del Palazzo di Montecitorio per alloggiare le vetrate della “trasparenza”; la decimazione dei famigerati emolumenti dei famelici politici a favore degli indigenti, e tutto ciò che ne sarebbe derivato dalla rivoluzione pentastellata, nella realtà ha prodotto solo un coacervo di panzane infantili da Asilo Mariuccia ed esiziali bischerate da Pinocchio, dove aberranti sono le nequizie d’animo. Con Collodi il gatto e la volpe sono la menzogna in persona e il burattino menzognero non possiede assolutamente risorse di malizia sufficienti per evitare di essere vittima. La speranza nostra, ma in particolare quella dei romani, è che la "Pinocchio" di Roma adesso abbia capito come giri il mondo, almeno quanto basta per assurgere al ruolo di primo cittadino che sappia prendere le decisioni in piena autonomia. Purtroppo la lotta con la menzogna è sempre dura e il baldo Pinocchio ci ricascò quando si lasciò irretire a visitare il Paese dei Balocchi che fu particolarmente insidiosa e fatale a chi, come Lucignolo, non poté godere in extremis nemmeno dell’aiuto “del Grillo”. Ora i romani attendono un beau geste.

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