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Lettere al Direttore

MENTRE L’ITALIA E’ OFFUSCATA DALLE SCIE CHIMICHE DEL MINUS HABENS GRILLO, LA CIVILE SVIZZERA TRONEGGIA CON IL REFERENDUM PRO INDIGENI.

Beh, se siamo qui a parlare dell’adunata di Palermo con a capo il comico Grillo urlante, l’ideatore del Movimento rivoluzionario, un motivo ci sarà pure. Un intellettuale senza mezzi termini ha definito il suo fondatore Grillo un minus habens. Stessa cosa vale per i suoi seguaci. E sfido chiunque abbia un pizzico di buon senso, sostenere il contrario. Ovvio. Ma credere che la maggioranza degli italiani che votano, oltre a coloro che erano presenti al raduno palermitano, siano degli idioti ce ne vuole. Piaccia o non piaccia, in uno stato democratico conta il suffragio, la volontà espressa nella piena autonomia e libertà dai cittadini, i quali consapevolmente decidono chi deve governare una città, una regione, una nazione intera. Poi possiamo fare tutte le valutazioni del caso cercando di capire quali siano i temi, i programmi, le promesse elettorali che più convincono in questo momento gli interessi dell’elettorato, esteso su una fascia di popolazione di 60 milioni di persone. E allora nasce spontanea la domanda: Sopravvive ancora la “politica”. Esiste ancora un’idea, un progetto, motivazioni in grado di offrire coraggio e aspettative future? Delle parole/denunce spese nell’ultima campagna elettorale, (vedi Roma e Torino) quanta coerenza c’è; quali argomenti e temi hanno convinto particolarmente gli elettori chiamati a scegliere il proprio sindaco. L’elettore oggi in cosa crede di più? L’élite degli intellettuali continua a denunciare una sorta di incompatibilità fra il divulgatore di scemenze, Grillo, e la politica vera che notoriamente è strutturata per governa uno stato attraverso norme e principi utili al raggiungimento di determinati fini. Ma se l’elettore è costretto a dover scegliere un rappresentante tra le vacue illazioni scientifiche fatte di “avvistamenti delle scie chimiche” di Beppe Grillo e le famigerate “bombe” (cazzate) di Renzi, quest’ultimo catapultato direttamente dalla Ruota della Fortuna sulla cadrega di Palazzo Chigi, la faccenda si fa davvero complessa e imbarazzante. Sarà pur vero che l’Italia del dopoguerra è stata perennemente sotto l’egida della Democrazia Cristiana, del Partito socialista e del “sornione” Partito Comunista, ma è altrettanto vero che c’erano “i partiti”, con i suoi simboli, guidati e frequentati da gente che aveva coltivato negli anni formazione, cultura politica e aveva prodotto anche le motivazioni utili a garantire un certo equilibrio per far sentire la gente dentro un comune destino. Ora al netto della campagna contro i detersivi, le scie chimiche, la cellulite e peli sulle gambe della Raggi, quest’ultima fisima di molti giornalisti, quante motivazioni ci siano in quell’adunata di Palermo affinché la politica torni a essere comunità, popolo, e comune destino, è difficile dirlo. Intanto di positivo c’è un fatto importante: la Raggi ha scoperto che Roma è una città internazionale che deve necessariamente competere con Londra, Berlino e Parigi. Ora, è importante valutare quanta percentuale ci sia, nell’elettorato di Grillo, di “coglion-complttisti”, ovvero gli italiani che lui stesso accusava di essere dietrologi dell’acqua fresca, che non si arrendono di fronte a nulla e all’evidenza. Quindi mentre il tuttologo Grillo continua ad argomentare sulle scie chimiche di Pordenone, facendone una valida motivazione politica, la civile e avveniristica Svizzera ha approvato a larga maggioranza, con un referendum, la regola che nell’assegnazione dei posti di lavoro va data precedenza ai cittadini elvetici. Per cui tra l’indigeno e il foresto viene favorito l’indigeno come è ovvio. Regola di alta civiltà e rispettosa dei propri connazionali. Questa è la politica delle idee e tutela del popolo, che vige decorosamente in Svizzera ma che latita, invece, in Italia dove sia la politica, sia i “coglion-complttisti” si sono offuscati le menti tra scie chimiche e fusti di detersivi che tanto preoccupano il minus habens Grillo.

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