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All'Isola del Giglio. Da tragedia in farsa Come avviene spesso, e in Italia in modo più frequente, la tragedia dell'Isola del Giglio si è trasformata in farsa. La tragedia contiene le parti che riguardano l'impatto della motonave sullo scoglio, la confusione e la paura dei passeggeri e dei marinai, l'eccezionalità della morte e dei dispersi, il semi affondamento della nave. La farsa si è innestata presto nella tragedia. Diciamo che in parte è stata contemporanea, in parte il seguito. Nè sembra ancora finire. La farsa comincia quando il comandante Schettino dialoga con il comandante della Capitaneria di porto. Al comandante De Falco della Capitaneria, che gli chiede per telefonino di sapere dove si trova, Il comandante Schettino comunica che è stato catapultato dalla nave in avaria su una scialuppa con il suo comandante in seconda. Non avrebbe quindi abbandonato la nave, ancora piena di passeggeri e equipaggio, ma la sorte avversa l'avrebbe fatto volare di colpo, lui e il suo vice, su una scialuppa con vista sulla nave. Dalla scialuppa coordinerebbe i soccorsi. Il comandante De Falco, incazzatissimo, gli intìma di risalire sulla nave, facendogli presente che sta registrando la telefonata. All'osservazione dell'altro che non può risalire sulla nave - perchè non ha una catapulta idonea a spingerlo sulla nave inclinata, riteniamo- il comandante De Falco gli ordina con sacrosanta rabbia di ubbidire. Il comando di tutto, soccorsi e nave, sarebbe passato a lui, per la codardia dell'altro... A questo punto non si capisce più se ci si trova in presenza di una fatto tragico, o di una esercitazione su chi spetta comandare e ubbidire in certe situazioni. I morti accertati sono stati una decina, una ventina i dispersi, probabilmente morti. Il comandante Schettino ha senzaltro la colpa gravissima di essersi avvicinato troppo agli scogli, e di aver procurato il disastro. Pensiamo, però, che ci siano altre responsabilità di altre persone. Sul ponte di comando, oltre il comandante, dovrebbe esserci il vice, e numerosi altri ufficiali addetti ai rilevamenti e ai pericoli. Dov'erano tutti costoro al momento dell'impatto? Il comandante De Falco, dalla sua riscaldata stanza della Capitaneria, ordina e ruggisce e impartisce lezioni di morale. Resta da chiedersi se lui, al posto di Schettino dopo la collisione, avesse avuto la capacità di portare la nave sul bassofondo vicino al porto, salvando così quasi tutti i passeggeri. La giustizia- speriamo- arriverà all'accertamento della verità. Intanto sembra prematuro assegnare al comandante della Capitaneria un riconoscimento onorifico speciale per come si è comportato nelle operazioni di soccorso, sulla base soltanto dei colloqui sopra le righe con l'altro comandante disgraziato. Leonardo Agate leonardo.agate@alice.it

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