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Carissimo direttore, a Torino si è tenuto in questi giorni un Convegno dal titolo provocatorio e significativo: «Emergenza Italiano. La competenza dell’Italiano nella trasversalità dei saperi» . E' una emergenza che interroga tutti nella scuola quella che riguarda la lingua italiana e l'impoverimento che sta subendo e di fronte al quale gli insegnanti spesso smarriti non sanno trovare rimedio. Bisogna però non rimanere alla superficie della questione nè ripetere facili luoghi comuni, la povertà di linguaggio di fronte a cui ci troviamo chiede una analisi critica profonda, perchè ha origini lontane, nella perdita di valore del linguaggio, nella sua riduzione a strumento di informazione. Mi permetto allora suggerire alcuni brevi giudizi di Henry Schlier, che sono ancora attuali e da prendere in seria considerazione se si vuole trovare la strada per riprendere a gustare la bellezza delle parole. "La lingua - ha scritto anni fa Schlier - viene sempre più asservita all'informazione...... il linguaggio è naturalmente anche informazione. Ma quando è costretto ad essere solo informazione, si dissimula e si nasconde, per così dire. La lingua vive nella parola. Ma oggi la parola non è più- parlo qui di una tendenza di fondo-colta, intesa, considerata, espressa, in prima linea come pronunciamento in cui la realtà trova espressione; è, invece, strumento di mediazione e di comunicazione. Oggi il linguaggio.... tocca il dato e la realtà che nella parola s'interpreta, soltanto di sfuggita, per così dire di tutta fretta e dedica tutta la sua energia alla comunicazione. Ma in questo modo diventa un linguaggio appiattito, impreciso, poichè la realtà viene toccata solo in fretta; diventa evanescente e soprattutto arbitrariamente ridotto, asservito alla routine, meccanizzato; diventa linguaggio d'uso, fatto di simboli e di cifre, utile alla pianificazione e amministrazione del mondo futuro e a ciò orientato e funzionalizzato" Qui sta il problema serio del linguaggio, che si è appiattito diventando schiavo dell'informazione. Qualche sms e una email veloce, il tutto per dare qualche informazione di sè, è questo che impoverisce il linguaggio, che invece è il dono che riceviamo per entrare in rapporto con noi stessi, con gli altri e le cose. Urge recuperare il valore della lingua, il suo essere ponte verso il significato della realtà, è questo che arricchisce il linguaggio. Come scriveva Cesare Pavese: "Le parole sono tenere cose,intrattabili e vive,ma fatte per l'uomo e non l'uomo per loro. Sentiamo tutti di vivere in un tempo in cui bisogna riportare le parole alla solida e nuda nettezza di quando l'uomo le creava per servirsene........... sono uomini quelli che attendono le nostre parole, poveri uomini come noialtri quando scordiamo che la vita è comunione. Ci ascolteranno con durezza e con fiducia,pronti ad incarnare le parole che diremo. Deluderli sarebbe tradirli, sarebbe tradire anche il nostro passato." Bisogna recuperare il valore delle parole, la loro concretezza, la loro tenerezza, la loro profondità, e la strada per farlo è una sola, è vivere intensamente il reale, è dall'impegno con la vita che viene una nuova ricchezza anche per il linguaggio. E' perchè un giovane ha qualcosa di bello e di vero da comunicare che cerca le parole che possano esprimerlo nel modo più efficace possibile, è questo il motore del linguaggio, la ricchezza dell'esperienza. Tant'è che quando il linguaggio impoverisce è il segnale preoccupante di una debolezza di esperienza! Gianni Mereghetti Abbiategrasso

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