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Gent.mo Direttore, desidero disquisire su un argomento, cioè la possibilità che l'apertura delle farmacie in posizioni di disagio economico venga garantita con prelievi forzosi dalle casse dell'ENPAF (ente previdenziale dei farmacisti). Ovviamente ciò comporterebbe un aumento del prelievo sia in DCR (ora 0,90% sul lordo del SSN) sia del contributo pensionistico obbligatorio. A me quest'idea pare una stortura dalle derive difficilmente compatibili in uno Stato di Diritto ma, soprattutto, con le teorie liberiste che gli economisti attualmente in auge vanno professando. Semplicemente l'antitesi del "libero mercato" e il riconoscimento dell'essenzialità della farmacia e della sua capillarità come Pubblico Servizio che non può estinguersi in nome del profitto. Oggi sentivo blaterare, su una rete nazionale della RAI, una giornalista del "IL Sole24 ore" entusiasta della politica del premier Monti. Superfluo ricordare che il giornale per cui scrive è l'organo ufficiale di informazione di Confindustria e che la sig.ra Marcegallia (attuale presidente) sia stata la prima a incensare la politica liberista del governo per gli ovvi e auspicati benefici che le multinazionali, come quella in cui siede nel C.D.A, ne trarranno. La seducente giornalista evidenziava l'importanza dell'equità dei provvedimenti presi, dimentica del solletico fatto con una piuma a banche e assicurazioni e altri poteri forti rispetto allo stillicidio indotto alla media borghesia. A rafforzare questo concetto ostentava la difficoltà che incontra l'editoria classica su carta stampata rispetto al potere informativo della rete internet e causa del susseguente ridimensionamento. Lo strambo esempio paragonerebbe la difficoltà determinata dall'evolversi del sistema comunicativo (dell'informazione) allo stravolgimento per decreto di un sistema distributivo (farmaceutico) che le farmacie hanno, nei secoli, saputo dominare e sapientemente amministrare; continuando sempre a offrire un servizio pubblico degno di tale definizione. Mi sarebbe piaciuto inserirmi, anche telefonicamente, nella discussione solo per sottolineare che l'informazione gode, affinché i cittadini possano fruire della maggior pluralità di fonti (?), di sovvenzionamenti statali. Facciamo allora così: da oggi tali sovvenzionamenti non siano più a carico dei cittadini ma di quei giornali che hanno maggior tiratura. In pratica che la testata giornalistica più forte “adotti” la più debole cedendo a essa parte dei suoi introiti. Anzi, estendendo il concetto in altri settori economici, vorrei che la GDO partecipasse al reddito di tutti quei piccoli esercizi commerciali che a causa del suo continuo drenare risorse, sono sul punto di fallire e chiudere o che non possono garantire un servizio decente nelle periferie delle metropoli e nei piccoli centri urbani a quella popolazione che ivi risiede. Questa si che sarebbe una vera rivoluzione culturale e una giusta redistribuzione del reddito con garanzia di equità ben maggiore di quella professata dal prof. Monti. Chissà perché, ma una vocina mi sussurra all'orecchio che qualcuno dell'estrema sinistra ne sarebbe entusiasta. E consentitemi, …. vaffanculo a Milton Friedman e Friedrich August von Hayek!

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