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Carissimo direttore, gennaio è un mese decisivo per insegnanti e studenti, nella maggior parte delle scuole è in vigore il quadrimestre per cui sono queste tre settimane in cui si fa la corsa a raccogliere il maggior numero di voti possibili. E' la catena di montaggio che la scuola riesce a costruire nella follia cui la induce la prevalenza delle regole sull'esperienza. Verificare il lavoro fatto è parte integrante e decisiva dell'insegnamento, il problema è quando la verifica diventa un meccanismo, una certificazione automatica di ciò che uno studente sa. Il dramma di queste settimane in cui si accumulano compiti in classe e interrogazioni è la meccanicità con cui spesso vengono fatti, si perde l'umano, questo è il problema serio, non emerge l'originalità e la criticità di ogni studente. Questo accade tutte le volte che prevale l'urgenza di assolvere ad un compito, quando al posto di guardare in faccia chi viene interrogato si ha in mente il registro da compiare, quando si obbedisce a delle griglie di valutazione e non si va alla ricerca di quello che ha fatto crescere uno studente, dello spunto che lo ha fatto diventare grande. Come è affascinante quando una interrogazione per uno studente è l'occasione per raccontare di sè , per un insegnante è la sfida ad entrare nel mondo di un ragazzo o di una ragazza! Gianni Mereghetti Insegnante

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