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Egregio direttore, sono un dottore commercialista che ha letto finalmente il testo del decreto legge sulle liberalizzazioni e devo dire con dolore che sono esterefatta. Con questa missiva rappresento me stessa ma penso oltre a me a tutti i colleghi onesti ed operosi che ogni giorno svolgono la tanto vituperata professione di dottore commercialista. Ho conseguito una laurea ed una abilitazione professionale e con tanto sacrificio ho iniziato a lavorare senza l’aiuto economico di nessuno . Non ci sono finanziamenti quando si mette su uno studio, indennità di malattia non è prevista se si è malati, i costi di gestione sono tutti a tuo carico. Lo stato per il lavoro di intermediari del fisco non ci riconosce nulla a differenza dei CAF ai quali rimborsa ogni 730 inviato con delle precise tariffe stabilite da legge. Eppure oggi, in nome della concorrenza e dello sviluppo dal decreto legge 1 del 2012 che la retorica comunicativa chiama “decreto cresci Italia” viene abolito, anche come solo riferimento, il Decreto Ministero Giustizia che regolamentava le nostre tariffe. Si potrebbe dire poco male, considerando che il mercato ci ha imposto di andare in basso ben oltre i limiti minimi da tanti anni ;ma il principio che un professionista onesto non abbia una tariffa di riferimento, che vengano negati dei parametri medi di remunerazione che garantiscano la sopravvivenza di una categoria , negare che ci sia giusta remunerazione dei servizi prestati non è accettabile. Con la campagna politica e mediatica degli ultimi tempi si sono colpevolizzate categorie di lavoratori autonomi professionali tacciandoli da evasori ,da membri di caste protette e chiuse all’evoluzione del mondo. Ieri ho letto la definizione “Monti ha sconfitto le corporazioni istituite dal fascismo”. Attenzione alle parole, non illudiamo i giovani che levando il riconoscimento di un minimo tariffario, per loro oggi disoccupati ,si apriranno strade fantastiche. Le professioni sono sature, ci sono migliaia di iscritti agli ordini che già guadagnano meno ma molto meno di un dipendente e che non hanno tutele ; non illudiamo tanti altri che sarà tutto facile solo perché avranno il praticantato ridotto e non saranno sfruttati dai titolari e che il mercato darà loro la soddisfazione cercata. Le professioni sono dure, pretendono studio quotidiano, investimenti in tempo e denaro, non pagano e non hanno mai pagato a breve chi le svolge. Non è che ci si afferma con gli sconti, il servizio di qualità non si trova al discount, l’esperienza e la conoscenza non si comprano sottocosto. Mi meraviglio che il mio ordine non sia indignato e offeso , che non si ribelli se il testo del decreto ci obblighi a indicare al cliente il numero di polizza professionale “… per i danni provocati nell’esercizio della professione…” nel testo non c’è neppure la parola “eventuale” accanto a danno. I tecnici hanno dimenticato la cortesia di riconoscere che non sempre si sbaglia. Ma non basta dichiarare nel preventivo di averla la polizza, siamo tanto truffaldini da non meritare credibilità alcuna ?

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