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All’anticapitalista Bagnasco, il Grande Papa dice: silenzio e parola per il dialogo Già alla fine dei settembre 2011 il presidente della CEI Cardinal Bagnasco ci provò, dopo aver castigato l’impuro governo Berlusconi, a benedire la formazione di una nuova DC facendo il cartomante del futuro italiano: “Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni». Oggi il Cardinale se la prende con il Capitalismo, definendolo in questa fase storica: “sfrenato” in quanto possiede la colpa di non risolvere i problemi, ma, anzi di crearli, privando il cittadino della sicurezza del lavoro. Fondamentalmente il Capitalismo è un sistema economico, in cui il bene capitale appartiene a privati individui, con uno Stato che si limita a controllare che le regole stabilite in precedenza vengano rispettate; ma poiché esistono così tante ideologie divergenti che promuovono o si oppongono allo specifico accertamento di cosa esattamente identifichi il capitalismo, dall’utilizzazione che se ne fa, di questo termine, si può solo capire immediatamente la collocazione filosofica-politica dell’utilizzatore del termine. Quando Bagnasco, per esempio, afferma che - … va detto che la politica è assolutamente necessaria, e deve mettersi in grado di regolare la finanza perché sia a servizio del bene generale e non della speculazione, non essendo possibile vivere fluttuando ogni giorno nella stretta di mani invisibili e ferree, voluttuose che spadroneggiano sul mondo - effettua una chiara e limpida critica peculiare della sinistra filosofica. Egli, infatti, anche se con toni pacati, vorrebbe da parte della Stato, un controllo, non delle regole, ma dello stesso “Capitale”. E per essere arcisicuro che lo si capisca, lo richiede “papale, papale” con i vecchi slogan populisti catto-comunisti: “dove la sovranità dei cittadini è ormai usurpata dall' imperiosità del mercato … che si riconsiderassero parole antiche, ma sempre attuali e urgenti:… vita e famiglia, lavoro e partecipazione, libertà e relazione, politica e rappresentanza". Quest’ultima apologia di Stato sociale potrebbe essere uno slogan del Compromesso Storico della stravecchia DC col riabilitato PCI già scomunicato! Meno male che il nostro Grande Papa Ratzinger afferma che: Silenzio e parola sono «due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone». Esattamente l’opposto di quello che fa e che dice il Cardinal Bagnasco, facendo infuriare tutto il Nordest che, - pur essendo stato il baluardo democristiano del cattolicesimo praticante -, sul liberismo capitalista ha creato il maggiore benessere non solo locale, ma per gran parte d’Italia e quindi, oggi, non si capacita di questo attacco politico diretto da un alto prelato.

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