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Egregio Direttore, i monopoli privati si sono rivelati un capestro per gli utenti. E’ a tutti evidente che, mentre gli enti pubblici hanno come finalità l’erogazione di un servizio, per le aziende private la finalità è il guadagno: l’erogazione del servizio è infatti solo un fastidio che si frappone tra loro e l’utente, considerato come un pollo da spennare o, se si preferisce, un limone da spremere. In questa ottica è chiaro che l’azienda privata destinerà il minimo possibile di risorse per garantire la qualità del servizio, per ovvi motivi di risparmio, mentre cercherà in tutti i modi e ad ogni piè sospinto di rincarare il servizio stesso, strangolando così l’utente. Quest’ultimo, obbligato a richiedere il servizio e non avendo alternativa (la concorrenza è come l’araba fenice), dovrà rassegnarsi a essere trattato da suddito. E per fortuna che le privatizzazioni avevano come scopo quello di favorire l’utente e sono state sbandierate come una panacea per tutti i mali. In realtà hanno ottenuto esattamente l’effetto opposto a quello voluto. Dal momento che, per le ragioni accennate, un monopolio privato è di gran lunga peggio di un monopolio pubblico, varrebbe forse la pena di fare qualche passo indietro e rinazionalizzare laddove le privatizzazioni non abbiano prodotto una condizione di concorrenza reale e dimostrata. Quando la priorità è il guadagno e il servizio è un mezzo e non un fine, le conseguenze non possono essere diverse da quelle che vediamo. Come ho potuto constatare per esperienza personale, l’azienda che gestisce l’erogazione dell’acqua fa pagare all’utente, oltre ovviamente al costo dell’acqua consumata in seguito a rottura accidentale di tubazioni, anche quello relativo al suo smaltimento e depurazione anche nel caso in cui l’acqua perduta non finisca nello scarico fognario, ma si perda nel terreno. L’autorità d’ambito territoriale ottimale aveva al contrario stabilito che in caso di perdita d’acqua la spesa deve essere divisa a metà tra utente e gestore, visto che non è corretto far pagare per ogni metro cubo d’acqua fuoruscita nel terreno anche la quota parte riservata per la depurazione. L’azienda SpA che gestisce l’acqua fa però orecchie da mercante e pretende comunque che il canone di depurazione sia pagato anche se l’acqua perduta è finita nel terreno. Ma se lo smaltimento dell’acqua perduta non c’è stato e la depurazione neppure, per quale motivo l’utente deve pagare per un’operazione non eseguita? Se è stato il terreno a smaltire l’acqua, perché l’azienda ne rivendica il costo di depurazione? Forse che il terreno lavora per l’azienda dell’acqua? A questo punto, alla stessa stregua, dovremmo pagare l’azienda SpA anche per lo smaltimento e depurazione dell’acqua piovana, visto che anch’essa finisce nel terreno? Questo è solo un esempio che prova come queste aziende che hanno come fine il profitto possano permettersi di bistrattare l’utente, costretto a pagare e tacere se non vuole imbarcarsi in contenziosi legali che durano decenni e costano dei patrimoni solo per veder riconosciuto un proprio elementare diritto (a non pagare per un’operazione che non è stata eseguita). Che soddisfazione ci può essere a mangiarsi il fegato in tribunale e tra avvocati per un tempo interminabile, per poi sentirsi dire che si ha ragione, ma che le spese legali bisogna sobbarcarsele perché restano comunque a proprio carico? Evidentemente queste aziende sanno che le cose funzionano così, e cioè sanno di potersi far beffe dell’utente, perché alla fine, così facendo, sono premiate dal sistema. Hanno la perfetta consapevolezza, stanti queste regole, di trovarsi in una botte di ferro. Che il monopolio privato sia un capestro per l’utente credo sia ampiamente dimostrato dai fatti e anche dai continui e vessatori rincari. I cittadini sudditi dovrebbero chiedere di affrancarsi dalle SpA e pretendere ciò che è giusto, cioè un sistema di vera competizione tra pubblico e privato (una concorrenza basata sulle stesse regole, e cioè alla pari, tra azienda pubblica e aziende private), nonché la rinazionalizzazione di tutte le aziende che di fatto operano in regime di monopolio. Altrimenti prepariamoci a pagare alle SpA anche l’aria che respiriamo. Con i più cordiali saluti.

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