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Milano, 27 Gennaio 2012 In questi giorni tutti protestano e incrociano le braccia. Scioperano i tassisti, gli autotrasportatori, i ferrovieri, i pescatori, minacciano serrate i farmacisti, gli avvocati, i benzinai, e altri ancora. I loro motivi sono validi, per carità. Ma chi ne fa le spese? I cittadini, innanzitutto. Noi invece non scioperiamo, per il bene del Paese. Ma ne avremmo tutte le ragioni, e sicuramente ne abbiamo per protestare. Assovalori riunisce le aziende italiane che trasportano valori: in parole povere, siamo quelli che custodiscono, trattano e trasportano i soldi di tutti gli italiani da una parte all’altra del Paese, ogni giorno, tutto l’anno. Oggi è a rischio la stessa sopravvivenza del settore: il decreto “Salva Italia” varato dal Governo Monti pone il limite di mille euro per le transazioni finanziarie e i pagamenti in contanti. Tale provvedimento mina seriamente il business del trasporto valori, che vale 600 milioni l’anno di fatturato e impiega circa 6mila persone operanti su oltre 1.500 furgoni blindati dalle caratteristiche specifiche ben imposte dal Ministero (Lamiere c.d. anti-taglio; sistemi tecnologicamente avanzati quali spuma-block, macchia-banconote, allarmi dotati di radio-localizzazione satellitare, pneumatici anti-foratura ecc. ecc. con costi intorno ai € 30.000 in più dei blindati standard), cui si aggiungono gli oltre 50mila addetti alla vigilanza. Questa limitazione alla circolazione del contante, vogliamo sottolinearlo, non esiste nel resto dell’Unione Europea. Ma non basta. Ci assillano anche problemi più immediati. Il costo del carburante, per esempio, che affligge noi come le altre categorie che in queste ore stanno facendo sentire la loro voce. Dobbiamo davvero incrociare le braccia anche noi per essere ascoltati? Chi ha creato disagi, con scioperi selvaggi, è stato ricevuto a Palazzo Chigi e le sue richieste sono state prese in considerazione. E’ davvero questo l’unico modo per ottenere qualcosa? Noi continuiamo a lavorare per senso di responsabilità, sia pure tra mille difficoltà. La mancanza di riconoscimento del servizio che svolgiamo porta a situazione assurde: a volte dobbiamo addirittura litigare con le forze dell’ordine per entrare nelle zone a traffico limitato. Anche noi abbiamo bisogno di riconoscimenti e tutele, a titolo esemplificativo e non esaustivo, vorremmo sgravi sul carburante professionale, agevolazioni nello svolgimento del nostro lavoro, possibilità di utilizzare le corsie preferenziali in città e di emergenza in autostrada, visto che, tra l’altro, lavoriamo costantemente a rischio assalto da parte della malavita. Se scioperassimo oggi, in poco tempo le banche si troverebbero senza liquidità, i bancomat non avrebbero più moneta da erogare. Presto l’assenza di banconote in circolazione produrrebbe i suoi effetti negativi. Sappiamo che potremmo mettere il Paese in grave difficoltà come e forse più di altri. Ma non abbiamo intenzione di farlo. Questo però non vuol dire che non abbiamo intenzione di rivendicare le nostre esigenze. Sarebbe ora che il Governo ne prendesse atto tenendo in considerazione non solo il nostro alto senso di responsabilità ma anche il nostro grido disperato di richiesta d’aiuto.

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