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Lettera inviata al Direttore di “Der Spiegel”, Georg Mascolo (di padre italiano, conterraneo di Schettino) Caro Direttore Mascolo, già nel 1977 “Der Spiegel” aveva ritratto l’italiano-tipo, come un mafioso, criminale e mammone che pensa solo a mangiare la pasta fatta dalla mamma. La Copertina di quella rivista riportava, infatti, un piatto di spaghetti sovrastato da una P38. Quella era l’estrema sintesi del concetto dell’italiano medio. Oggi lo stesso settimanale attacca il popolo italiano indicandolo in blocco, come codardo, semplicemente perché “un” individuo (leggi Schettino), “probabilmente” ha gravemente sbagliato nel proprio compito di Comandante di una Nave. Questo esasperazione di coinvolgere ossessivamente e reiteratamente una “gente”, accanendosi contro una “razza” presa in blocco è tipico di qualcuno affetto da delirio di persecuzione, con elevati livelli di turbe di inferiorità: il tutto provocato da narcisismo, voglia di rivalsa patologica e autostima talmente supervalutata, da perdere qualsiasi rapporto con il mondo reale circostante. “Io” sono un individuo che opera in una Comunità locale con proprie caratteristiche culturali e sociali. Queste diverse comunità (per esempio: le Regioni) messe assieme, formano il Popolo italiano. Pertanto: “Io”, in qualità di individuo, formo un popolo, mentre nell’ interpretazione degli articolisti di Der Spiegel, è il Popolo che genera il comportamento dell’ individuo! Se sbaglia l’individuo ne ha colpa automaticamente tutta la “razza”! Vien da dire, a questo punto, che quasi, quasi, - paradossalmente - si potrebbe essere fieri di non essere un “popolo”- inteso alla tedesca -; di non appartenere, cioè, ad una società con un unico modus vivendi, marchiato sulla pelle, che indichi la purezza razziale di appartenenza. Certo, l’individualismo italico della Società civile possiede le pecche fondamentali che sono condensate nella difficoltà di gestire un processo semplificato unico, che forse sarebbe più utile e razionale per tutti; ma di contro, quei binari obbligati del pensiero “conforme” della società che obbliga tutti i cittadini a viaggiare tranquilli, senza gesticolare, senza lamentarsi, senza teatralità, in silenzio, senza andare al mare a prendere il sole (nel ’77 l’articolo incolpava i calciatori italiani di questo) rappresentano un grosso, immenso pericolo dal quale, poi, è ben difficile uscirne fuori. La massificazione del pensiero può far scaturire un’accettazione passiva da parte di pochi “eletti” integralisti che saranno, come la storia insegna, alla guida del branco che, a quel punto, si sentirà scaricato dalle proprie responsabilità. Sarebbe facile, a questo punto rinfacciare che proprio la tipologia dell’organizzazione romana ha portato la civiltà in tutto il mondo conosciuto, ma va sottolineato che quell’impero si reggeva in piedi, proprio perché i soldati che andavano ad “occupare” qualche terra africana o landa desolata dell’ Europa (vedi Germania) si ammogliavano localmente e creavano individualmente e localmente delle nuove aggregazioni miste, mantenendo saldo il legame con la madrepatria, ma radicandosi al posto, con proprie differenti realtà. Questa è stata la potenza dell’Impero romano, se si pensa alla difficoltà dei comandi da trasmettere allora nel mondo: Il Romano si è integrato, dopo aver portato le strade, gli acquedotti ed i teatri! Questa caratteristica di individualismo è servita dopo l’avvento del Cristianesimo che ha smembrato di fatto l’ Impero. I vari ducati, Repubbliche, principati in cui era divisa l’Italia ha fatto sì, però, che nonostante il pensiero unico autoritario, totalitario degli Imperi centrali, che dominarono l’Europa di allora, la Penisola rappresentasse ancora e comunque una fucina di “individui” intellettuali, artisti, poeti, scienziati e scopritori di mondi nuovi… Tra i vari individui, vi sono, naturalmente dei noti delinquenti di stampo mafioso, che hanno sopperito alle inadeguatezze dei governanti, accaparrandosi criminosamente fette di potere, ma questo è lo scotto per potersi chiamare individui liberi. Durante una mia visita al museo ebraico di Berlino di Daniel Libeskind, in una sala, vi era un simbolico albero di melograno, dove ognuno poteva attaccare un foglietto, a forma di quel frutto, con scritto un proprio desiderio da esaudire: Su di uno ho letto, in italiano: “Speriamo che Berlusconi muoia”! Penso proprio che un tedesco non avrebbe mai scritto in un museo italiano, una simile speranza su propri politici tedeschi, perché possiede un teutonico codice d’onore. Quell’italiano (di cui, comunque, non accetto assolutamente l’atto) non ha Patria da difendere, in quanto pensa in proprio e non appartiene ad alcuna razza, essendo cittadino del Mondo. Probabilmente quell’individuo truce, da condannare moralmente, non accetterà mai il codice d’onore di un Hitler al comando, ma potrà ballare con qualche germanica sui lidi romagnoli, d’estate...

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