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Egregio direttore, il suo editoriale di venerdì ha tutta la mia approvazione insieme con l'apprezzamento per lo sforzo generoso che Libero sta facendo per non disperdere quel grande potenziale di consenso che gli elettori di centro destra avevano espresso e consegnato nelle mani di Silvio Berlusconi circa quattro anni fa. Se mi posso permettere qualche considerazione vorrei evidenziare due aspetti che a mio avviso sono alla radice del disorientamento che lo stesso elettorato manifesta ormai da molti mesi. 1. Il problema cruciale per il Pdl oggi credo sia quello di misurare sì quanta "potenza" il partito ha ancora nel motore, quanti voti riuscirà a trattenere intorno a sé ma, soprattutto, come li vorrà utilizzare quando gli verranno affidati di nuovo. Non è più così chiaro e scontato. Voglio dire che oggi gli obbiettivi, le idee guida, i target che si vogliono raggiungere sono confusi e, proprio perché confusi, sono più importanti dei numeri. La destinazione del viaggio che il Pdl deve proporre ai suoi elettori è al tempo stesso progetto di lavoro e marcia di sopravvivenza, strategica per lo stesso Centro Destra, intorno a cui chiamare quegli italiani che rivendicano meno Stato, meno assistenzialismo e meno burocrazia. Sono tanti ma non tutti gli elettori di ieri sono pronti a scommettere che il Pdl possa essere l'interprete di questo obbiettivo ambizioso dal momento che la grande messe di voti che gli elettori avevano affidato al centro destra e al suo leader, nell'ultima consultazione elettorale, si é risolta in una debacle. Gli entusiasmi e le attese delle prime ore sono stati drammaticamente frustrati e deluse e sarà difficile fare rivivere quell'entusiasmo e quella partecipazione senza una dose massiccia di coerenza che oggi purtroppo non si legge neanche in filigrana. 2. C'è fame di chiarezza, determinazione e coerenza, tutte qualità che sono spesso mancate a Silvio Berlusconi e che Berlusconi, non sempre per sua colpa, non è riuscito ad esprimere. Senza questi ingredienti il Pdl (o come si chiamerà se prevarrà l'ipotesi di un restyling) non uscirà dal collo di bottiglia in cui si trova. Per un liberista dichiarato come Berlusconi le contraddizioni e le incertezze (anche nella scelta degli uomini) emerse nel corso del suo operato in questi ultimi anni non sono peccati veniali, come lei giustamente ha evidenziato molte volte. Coerenza e chiarezza sono, pertanto, scelte prioritarie e non eludibili per raccogliere quel potenziale di consensi non più intorno al leader, prioritariamente, ma intorno ad un progetto chiaro e blindato, di cui il leader deve farsi garante, consenso che invece, in questi ultimi mesi, si va disgregando perché il liberismo di Berlusconi é apparso opaco ed incerto, perché il partito è tutt'altro che unito e perché un nuovo leader del CD non appare all'orizzonte. O Berlusconi non è un liberista e allora tanto vale che lui si iscriva ad un altro partito e il centro destra si cerchi un nuovo leader, oppure, se Berlusconi veramente é quello che ci ha sempre detto di essere e di voler fare é giunto il momento di farlo, ora, perché é suonata la campana dell'ultimo giro. Con il passare dei giorni, però, é veramente arduo spiegare cosa c'entri questa scelta con il sostegno al governo Monti che si è dimostrato agli antipodi di ogni progetto liberista. Il buon giorno si vede dal mattino e Monti ci ha dato il suo buon giorno con una raffica di tasse senza eguale da fare invidia ai signorotti medioevali di cui avevamo scordato i nomi e la storia. Per dei cittadini che non sono responsabili degli enormi sprechi generati dai passati governi non poteva esserci esordio peggiore che: 1) essere chiamati a pagare per decisione di chi non hanno scelto e 2) senza vedere riconosciuta, nella gestione del deficit, la prima regola che legittima un amministratore di buon senso: eliminare gli sprechi e tagliare le spese. Non riconoscere questa necessità significa fare gli interessi di altri, poteri forti o no, ma certo non dei cittadini in nome dei quali si dichiara di amministrare. Se per Silvio Berlusconi si poteva comprendere una fase di attesa e di sospensione del giudizio all'inizio del cammino del nuovo esecutivo, ora che tutti abbiamo scoperto l'affinità statalista del nuovo premier, aspettare ancora, appare sempre più solo sinonimo di incoerenza rispetto alle attese degli elettori di centro destra, il che farà anche apparire Berlusconi molto responsabile ma allungherà inevitabilmente le distanze tra lui e la sua base con grande soddisfazione dei suoi avversari. Con stima.

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