Cerca

RISPOSTA MATEMATICO-STATISTICA A MICHEL MARTONE: “CHI SI LAUREA DOPO I 28 ANNI È UNO SFIGATO” PURTROPPO HA RAGIONE Salve, ho provato a dare una risposta ha questa provocazione basandomi su dati matematici e statistici elaborando un modello elementare. Avrei voluto confutarlo, ma, numeri alla mano ha ragione. Se lo vorrete vi inoltro i fogli Excel con i calcoli e i grafici che dimostrano quanto detto. Qualora vogliate pubblicare, anche se so essere un'utopia, ve ne sarei grato, altrimenti rimarrà una conoscenza a voi dedicata. Grazie comunque del tempo dedicatomi Vorrei dare una risposta alla provocazione-battuta del viceministro del Lavoro Michel Martone di una settimana fa. Proverò a farlo seguendo un approccio matematico statistico, quindi oggettivo. Facciamo l’ipotesi che a 18 anni, appena diplomati, si ponga davanti a noi un bivio: 1. Iniziare a lavorare da subito con un basso stipendio; 2. Investire, “perdendo”, qualche altro anno negli studi per poter ambire a retribuzioni maggiori. Secondo i dati ISTAT e l’elaborazione effettuata da DATAGIOVANI l’anno scorso, le retribuzioni iniziali per i giovani dai 18 ai 30 anni (per il primo lavoro) si attestano in media sui 750 € per i possessori di un diploma e sui 1088 € per chi invece ha conseguito una laurea. Volendo trascurare per maggiore semplicità le diverse variazioni dalla media all’interno dei due casi (Nord-Sud, uomini-donne, ist.tecnici professionali-licei, lauree scientifiche-umanistiche e così via) e sulle differenti spese da sostenere per acquisto di dispense, libri e materiale didattico da un lato e maggiori costi legati al mondo del lavoro dall’altro (che quindi ipotizzeremo equilibrarsi), ci baseremo solo su questi dati. Chi sceglie la prima opzione, inizierà da subito a guadagnare, mentre gli studenti universitari dovranno sostenere un costo annuo di circa 1500 € in tasse universitarie, per poi iniziare a recepire uno stipendio solo dopo N anni di studio. Ipotizziamo una crescita annua (aumenti, esperienze lavorative, anzianità…) dello stipendio di un diplomato di circa il 5%, contro quella del 7% dei laureati e teniamo conto di una svalutazione del costo del denaro di circa il 2%, vicino ad un tasso medio d’inflazione. Se effettuiamo una cumulata nel corso degli anni del reddito annuo (su 13 mensilità) a partire dai 19 anni per i diplomati e dal momento della laurea nell’altro caso, Deduciamo che: 1. Se ci si laurea a 23 anni (in 5 anni), la ricchezza prodotta dai neo-dottori supera quella dei diplomati all’età di 34 anni e 4 mesi (poco più di 10 anni di lavoro); 2. Se la si ottiene a 28 anni (limite per essere definiti “sfigati” secondo il nostro eminente esponente politico), il sorpasso avviene invece all’età di 48 anni e 9 mesi (circa dopo 20 anni di lavoro); 3. Se invece si raggiunge l’agognato titolo a 30 anni, si può ritenere di aver fatto una buona scelta solo dopo aver raggiunto la veneranda età di 54 anni e 3 mesi! (vedere grafici forniti) Inoltre, se nel primo caso nel corso di una vita di retribuzioni (calcolate fino ai 65 anni) si sono percepite rendite per circa 1,86 Milioni di €, nel secondo poco meno di 1,4 (il 25% in meno) e nel terzo 1,23 (il 33% in meno), contro poco meno di un milione nel caso dei diplomati. Quindi tanta fatica per così poco? Capisco le polemiche suscitate da una dichiarazione tanto avventata quanto fuori luogo, ma se i giovani anziché indignarsi e polemizzare la recepissero come uno sprone a darsi da fare, a impegnarsi per contribuire a risollevare le sorti di un’Italia sempre più acciaccata e malandata? Non è facile studiare, laurearsi e trovare lavoro, lo sappiamo bene, ma lottiamo e perseveriamo, ce la faremo… Firmato Giorgio Cimino, uno studente ventiduenne al Politecnico di Torino in Ingegneria Gestionale, Magistrale. Laureato presso l’Università degli Studi di Palermo nel novembre scorso.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog