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Egr. Direttore, Le invio una lettera aperta a Monti. Veda Lei se può essere pubblicata. La ringrazio e Le porgo distinti saluti. Roberto Paccher Lettera aperta al Presidente del Consiglio Prof. Mario Monti. Caro Presidente, ho letto con molto imbarazzo, la Sua ultima uscita sulla monotonia del posto fisso. Premetto che nei Suoi confronti non ho mai avuto una grande simpatia, e considero il Suo insediamento a capo del governo una deprecabile scorciatoia. Instauratosi a Palazzo Chigi per far fronte al’emergenza economica, assieme ad una pattuglia di tecnici, ha adottato dei provvedimenti che non di discostano poi tanto da quelli dei governi politici che si sono succeduti negli anni. L’aspettativa, in tutta sincerità, era che questo Suo governo proponesse davvero qualcosa di innovativo e facesse quei tagli strutturali necessari per uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati. Invece il Suo esecutivo non ha saputo fare altro che aumentare le accise del carburante, inasprire le tasse sulle sigarette, riesumare la tassa sulla casa e spostare l’età per andare in pensione. Nessuna notizia invece di altre novità di rilievo, comprese le tanto sbandierate liberalizzazioni, che ben pochi benefici porteranno realmente ai cittadini. Con tutta franchezza non c’era bisogno di nominare una squadra di professori per fare i provvedimenti che il Suo governo ha varato fino ad oggi. Credo, senza voler sminuire il Suo lavoro, che queste cose elementari le avrebbe sapute fare qualsiasi domestica che si occupa di un qualsiasi bilancio familiare. I conti così banali li chiamano "conti della serva" proprio perché li sanno fare anche i cittadini comuni. Certo che forse, chi può disporre di entrate mensili che superano lo stipendio annuo della maggioranza degli italiani, ha qualche difficoltà a comprendere cosa succede fuori dal palazzo. Solo in quest’ottica posso collocare la Sua, secondo me, infelice uscita sul lavoro precario e la monotonia nel fare sempre lo stesso lavoro. Le Sue parole sono sembrate un po’ come parlare di corda in casa dell’impiccato. Ammettiamolo, senza voler offendere nessuno, l’ironia non è mai stata il Suo forte e forse la presenza delle telecamere la manda un po’ in confusone. E’ già successo quando si è fatto intervistare dalla Lilli Gruber, e alla presenza della famosa giornalista Le si è alzato il Pil del 10% in un colpo solo. Questa volta invece Le è scappata fuori questa battuta sui precari, rei di continuare a lagnarsi perché non trovano un posto di lavoro stabile che gli permetta di poter programmare il proprio futuro. Vede caro Presidente, vivendo lontano dalla gente Lei non ha alcuna cognizione di quello che accade in Italia, con giovani che diplomati o raggiunta la tanto sospirata laurea non riescono a trovare un posto di lavoro. Questi non sono ne "sfigati" né capricciosi, ma delle persone degne di rispetto che vivono nell’attesa di una chiamata lavorativa che gli permetta di vedere più roseo il proprio futuro e gli dia indipendenza economica. L’unica monotonia che conoscono è la disoccupazione, il trascorrere le giornate a cercare lavoro, e ritornare sfiduciati a casa. Non tutti hanno la fortuna di sentirsi chiamare telefonicamente dal Presidente della Repubblica che gli offre uno scranno di senatore a vita a 16.000 euro mensili. L’Italia non è fatta solo di studi televisivi, salotti buoni, e saloni ovattati. C’è un’Italia che forse Lei non conosce ma che merita quantomeno il Suo rispetto! La vera monotonia, mi permetta caro Presidente, è ascoltare Lei e le Sue uscite in televisione, è vedere piangere la Fornero (lacrime di coccodrillo?) e sentire un Suo ministro offendere i giovani che a 28 anni non sono ancora laureati. A tal proposito lo sa che la maggioranza degli italiani non sono laureati? Dobbiamo ritenerci un popolo di ignoranti? Spero che Lei sia coerente con il Suo pensiero e quindi, ritenendo monotono fare sempre lo stesso lavoro, per non annoiarsi, cambi presto lavoro. Sarà doppiamente benefico; per Lei che non si annoierà e anche per quanti, come me, non hanno mai gioito per il Suo insediamento a Palazzo Chigi. Novaledo, 2 febbraio 2012 Roberto Paccher Novaledo (Trento)

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