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Gentilissimo Direttore, per salvaguardare la qualità dell’aria nei centri abitati e più in generale dell’ambiente sono state di fatto dichiarate fuorilegge le vecchie auto non catalitiche, peraltro già in via di naturale estinzione. Se questo è veramente lo scopo, la via imboccata non mi pare quella giusta. Una prima considerazione è di carattere quantitativo e riguarda il numero di veicoli privi di marmitta catalitica, che rappresentano ormai una frazione minoritaria del totale delle auto circolanti; tale numero è destinato peraltro a ridursi in modo esponenziale fin quasi ad azzerarsi nel giro di pochi anni. E’ noto poi che chi per motivi di lavoro deve fare molta strada è costretto a cambiare l’auto di frequente e solo chi viaggia poco conserva a lungo la propria auto, che si ritrova così ad avere molti anni e pochi chilometri. Ciò equivale a dire che i possessori di vecchie auto non catalizzate inquinano assai poco, perché fanno poca strada: si tratta in particolare di persone anziane e di pensionati che non avrebbero motivo di far demolire la propria auto, né di sobbarcarsi la spesa per convertirla a gpl o metano e men che meno la spesa per sostituirla con un modello nuovo, ben più impegnativo dal punto di vista economico. Se veramente si volesse fare della politica ambientale, le auto a benzina, come pure quelle a gasolio, non dovrebbero circolare, perché troppo inquinanti, a prescindere dall’essere o meno dotate di marmitta catalitica e a prescindere anche dalle graduatorie “euronumeriche” (euro 0, 1, 2, 3, ecc.). Infatti, mentre le differenze nella capacità inquinante dei vari modelli di auto a benzina, che siano catalitiche piuttosto che no, sono assai contenute, trattandosi in tutti i casi di veicoli che emettono sostanze tossiche (come gli idrocarburi aromatici) in quantità paragonabili, la vera differenza a questo riguardo è quella tra le vetture a benzina, che inquinano tutte, e le vetture a metano o a gpl, che invece non inquinano per niente. Il metano e le miscele di idrocarburi a corta catena del gas di petrolio liquefatto, principalmente costituito da propano e butano, bruciano infatti producendo praticamente solo acqua e anidride carbonica, senza generare perciò sostanze tossiche in quantità apprezzabile. E’ del tutto evidente che i produttori di automobili hanno comunque interesse, quale che ne sia il motivo, a produrre modelli a benzina, interesse che li accomuna alle multinazionali del petrolio. La storiella dell’euro 1, 2 , 3 o 4 è fatta apposta per far credere che i modelli più recenti non inquinano più, a differenza dei precedenti, che vanno perciò rottamati. E’ anche questo che ci vuol far credere in modo surrettizio la pubblicità. La realtà è però che, a prescindere dalla graduatoria “euronumerica” di una vettura catalitica, la marmitta non ha una durata illimitata e dopo un certo numero di chilometri il benzene esce a profusione. Anche i modelli più recenti e più decantati dopo un po’ di chilometri emettono la stessa quantità di benzene delle auto non catalizzate e in più, per completare l’opera, anche un po’ di metalli pesanti di cui la marmitta catalitica è composta. Esaurita la loro capacità catalitica, sono cioè addirittura più inquinanti delle tanto deprecate superstiti non catalitiche. L’utilizzo di combustibili per autotrazione alternativi a benzina o gasolio non viene in alcun modo promosso. La mia impressione è che i petrolieri lucrerebbero molto meno, ragion per cui tale soluzione non viene presa in seria considerazione; in altri termini, l’ambiente è importante, ma il portafoglio delle multinazionali lo è ancora di più. E’ un’impressione sbagliata? Con i più cordiali saluti.

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