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LE DEMOLIZIONI IN CAMPANIA, STORIA DI UNA COSCIENZA DEVIATA, DI UN GIUSTIZIALISMO TACIUTO Sono ormai più di 70000 le demolizioni in via d’esecuzione di prime ed uniche case di necessità, stimate su tutto il territorio campano. A breve, come già vergognosamente accaduto per molte, saranno migliaia le famiglie, a rimanere prive dell' unica abitazione a loro disposizione, frutto di stenti e di sacrificio. Demolizioni che ad oggi hanno interessato uniche case di onesti lavoratori, costretti da un’Amministrazione inadempiente, ma anche profondamente corrotta, a costruirsi un tetto per la propria famiglia, a causa di una secolare e ormai sedimentata situazione d’inerzia, che vede la stragrande maggioranza dei comuni Campani sprovvisti di un adeguato disegno urbanistico che possa disciplinare la necessità abitativa. L' azione della Procura di Napoli prima, e di Salerno, poi, ha palesemente mostrato di escludere dal suo operato, il grande affarismo turistico-aberghiero e l'abusivismo di speculazione. Si sta qui abusando della dignità di chi ha sempre riposto fede nella Giustizia e nelle Istituzioni ma si vede ora tradito proprio da queste. Uno stupro dell’umana dignità motivato e giustificato perché si agisce in forza di legge. Non è nell’abusivismo di necessità che risiede l’illegalità, abusivismo che peraltro non avrebbe avuto ragion d 'essere se gli organi di competenza, in forza di un preciso riferimento normativo, non fossero venuti meno al proprio dovere. Se esiste un abusivismo di necessità (tutt’altro che una terminologia di comodo) è perché esiste uno Stato inadempiente ed un’Amministrazione, nella sua più generica accezione, che non solo non garantisce un’abitazione (assenza di una edilizia abitativa sociale, mancanza di adeguati strumenti urbanistici), ma ne ostacola la costruzione a favore di un interesse privato. Non si vuole qui difendere un grave reato quale può essere l’abusivismo edilizio, ma si intende far presente una situazione di estrema gravità, quale quella della assoluta mancanza di adeguati strumenti urbanistici che ha costretto numerose umili famiglie a costruire nell’illegalità (non poche volte col consenso informale dell’Amministrazione stessa, non avendo quest’ultima i fondi necessari per la costruzione di adeguate sistemazioni). Diversamente da quanto si è voluto che si credesse, la nostra richiesta non costituisce l' ennesima aggressione al territorio in quanto tentativo di regolarizzare abusi pre-esistenti e potenzialmente legittimi. È l'occasione per prendere coscienza di una situazione di grande emergenza, fin troppo marginalizzata, e lo stimolo affinché le istituzioni competenti, nell’ambito di un preciso riferimento normativo, possano attivarsi nella direzione di una rivisitazione dei piani urbanistici, della reale sussistenza dei vincoli di inedificabilità e permettere uno sviluppo dell'urbanistica all’insegna della legalità e nel pieno rispetto dell' ambiente. È un’istanza di ascolto da parte di un'intera comunità che si vede negato il proprio diritto ad esistere. Una comunità vergognosamente e barbaramente stuprata da uno Stato inadempiente, che si nasconde dietro luoghi comuni e formule di convenienza (abusivismo-speculazione-affarismo), pur consapevole di essere unico e diretto responsabile. Solleviamo in questa sede, con la modestia che ci caratterizza, una questione di diritto relativa alla mancata ricezione, da parte della Regione Campania, del condono 2003, per intervento, poi giudicato illegittimo, dell’allora Governatore Bassolino (Corte Costituzionale sent. n. 49/2006). Ebbene, le settantamila sentenze di cui sopra, sono effetto, tra le altre cose, di una grave disparità di trattamento, non avendo potuto, i cittadini Campani interessati, beneficiare di una legge dello Stato. Sui costi gravosi delle procedure demolitorie, mediante Cassa Depositi e Prestiti, si sono pronunciate non poche deliberazioni di Consiglio Comunale di centinaia di realtà Campane, che danno la misura di quanto una procedura del genere incida fortemente, in questo momento di crisi, sulla Pubblica economia per due ordini di ragioni : a) Da un lato, il titolare dell’abuso non è economicamente in grado di estinguere il debito con la Pubblica Amministrazione. b) Dall’altro, a demolizione effettuata, segue la naturale e legittima richiesta del titolare, di rimborso di quanto versato a titolo di concessione in sanatoria in forza del condono 2003, risultato poi inapplicabile nella sola Regione Campana. In una realtà dove si concentra un numero non trascurabile di fenomeni di abuso di necessità, il prestito cui il Comune è costretto a dar séguito è considerevole (si riporta il caso del comune ischitano di Forio, dove il prestito richiesto era di euro 800.000) con gravi conseguenze per la finanza pubblica. COMITATI E ASSOCIAZIONI UNITE IN DIFESA DEL DIRITTO ALLA CASA MONTI LATTARI, AREA TORRESE- STABIESE, PENISOLA SORRENTINA, AREA FLEGREA, AREA VESUVIANA, CAVA DE’ TIRRENI, PROVINCIA DI NAPOLI, SALERNO, CASERTA, TRAMONTI, CORBARA S. EGIDIO DEL MONTE ALBINO-S.MARIA LA CARITA’-S.ANTONIO ABATE.

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