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Le agenzie di stampa iniziano giovedì nella tarda serata a battere i primi flash sulla shoccante decisione della Cassazione in merito alla possibilità di applicare allo stupro di gruppo, in alcuni casi, pene diverse ed alternative, eliminando di fatto l’unica pena fino allora in vigore che era il carcere. Che qualcosa bollisse in pentola si intuiva da tempo perché, dopo la legge sulla violenza sessuale, approvata dal Parlamento nel 2009, si erano mossi i Tribunali e poi la Cassazione. Batterie pronte a dare interpretazioni sempre più estensive alla legge del 2009 che il Parlamento aveva varato proprio in un momento di recrudescenza delle aggressioni alle donne; ora si viene a sapere che le alternative alla pena detentiva saranno valide anche per il "branco". Aberrante! Un passo indietro con il ruolo della donna che ne esce avvilito: non è un discorso fuori dal tempo perché è sinonimo di grande discriminazione e arretramento culturale. Il nostro Paese ne esce ancora una volta con le ossa rotte per le decisioni della Magistratura: proprio in queste ore dove la categoria si chiude "a riccio" contro il via libera della Camera alla responsabilità civile dei magistrati. Chissà cosa riporterà nella Sua relazione la signora Rashida Manjoo, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, che nei giorni scorsi ha incontrato una delegazione dell’attuale Governo italiano presso la sede del Dipartimento per le Pari Opportunità… La Sua partenza, avvenuta il 26 gennaio, prima della decisione della Cassazione, Le avrà impedito di realizzare come le donne italiane d’ora in poi non siano tutelate contro la violenza, e contro la violenza di gruppo in particolare. La violenza è un reato disumano che lascia segni perenni nella vita di una donna ed è per questo che la voce delle donne si farà sentire per dar corpo ad un cambio di rotta sulla interpretazione estensiva della norma in questione. Ribadisco che il reato di violenza non può essere considerato un reato di serie B ed è stato proprio per confermare ciò che il Parlamento, nel 2009, aveva legiferato con grande fermezza. Per questo motivo è inaccettabile che ora la giustizia si mostri "tiepida" riguardo a reati gravissimi e devastanti per le donne. Consapevole che la decisione porterà conseguenze sociali preoccupanti, il mio pensiero va a quelle donne offese e violate che, anziché denunciare, si trincereranno dietro silenzi frustanti e laceranti. Non dobbiamo lasciarle sole. Nella delega assessorile alle pari opportunità, per la prima volta in Treviglio assegnata formalmente a un componente della Giunta, evidenziamo la volontà della nostra Città di stare a fianco delle donne, che spesso devono ancora lottare per ottenere quanto spetta loro. La sentenza della Cassazione, purtroppo, rende oggi più difficile questo obiettivo di compiuta civiltà. Pinuccia Zoccoli Prandina Assessore Servizi Sociali- Pari Opportunità Comune di Treviglio

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