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Gent. Presidente Mario Monti Se non ci fosse stata tutta questa neve mai avrei trovato il tempo di scriverLe. Sono più giovane di Lei solo di qualche anno e dopo la laurea ed il militare sono andato a lavorare in una delle maggiori fabbriche metalmeccaniche d’Italia. Da allora ho cambiato quattro volte lavoro e mi trovo a sessant’anni a dover ancora lavorare, scoraggiato dalle penalizzazioni che subirei se provassi a ricongiungere i miei contributi previdenziali sparsi tra tre diverse casse per usufruire della pensione di anzianità che in teoria avrei già raggiunto. Non ho avuto una vita monotona, tutt’altro, è stata dura, molto dura, ma ormai è quasi passata e non vale la pena di stare a recriminare. Da quel che so Lei dopo la laurea ha subito iniziato ad insegnare all’Università occupando un posto fisso che le ha garantito di intraprendere una brillante carriera nelle more del mantenimento sicuro della sua cattedra. Due vite diverse, molto diverse. Anch’io l’ho ascoltato esprimersi in merito alla monotonia del posto fisso. Ciò che ha stonato non è stata la considerazione, del tutto ovvia, che il posto fisso è monotono, quanto la smorfia di disgusto con la quale Lei ha accompagnato tale affermazione. Con quella smorfia Lei ha trasmesso un giudizio di valore. I giudizi di valore li lasci ai preti e ai politici, non ci si metta anche Lei. Oltretutto proprio Lei che ha esercitato un lavoro monotono non può mettersi a giudicare criticamente se stesso. Potrei farlo io che ho avuto una vita lavorativa non monotona, ma non Lei. Io potrei dire a tutti quanto sia gradevole trovarsi a quarant’anni improvvisamente senza lavoro con moglie e due figli a carico e rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo con tanta forza di volontà. Potrei raccontare io l’ebbrezza vissuta nel dover cambiare di nuovo alcuni anni dopo e il gusto di assaporare per tutta la vita il sapore dell’avventura, di chi ogni giorno rischia in proprio e può contare solo su se stesso. Lei no, Lei proprio non può farlo. Lei è una persona intellettualmente onesta e quindi sa che anche una gaffe può a volte tornare utile. Usi questa sua gaffe per dedicarsi a rendere meno monotono il lavoro a quei milioni di fannulloni che hanno il posto fisso e che hanno riso di gusto nel sentirla commiserare la monotonia del posto fisso. Anzi, Lei che è persona rispettabile e rigorosa (lo dico sul serio, non mi fraintenda per favore) si ponga il seguente target. Il giorno che ad un concorso pubblico per un posto di impiegato amministrativo di un Comune non si presentano più settecento candidati come è avvenuto l’anno scorso in un Comune qui vicino, Lei potrà dire di avere concluso il suo mandato con onore e tutti noi che siamo fuori dal paese di Bengodi (dove c’è tanta monotonia) gliene saremo grati.

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