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Riforma Forense: Quello che non dice l’ordine professionale sull’esame di avvocato e sulle nuove generazioni Spettabile Giornale, Oggi, i giovani laureati in legge e praticanti stanno continuano a subire umiliazioni dall’ordine forense e dai politici, i quali rapprentano le istanze di pochi privilegiati e non quelle delle nuove generazioni. Nessuno, infatti, dice che: 1) Il praticante avvocato oggi è schiavizzato dal suo dominus e non percepisce alcun compenso per la sua attività. 2) Dopo due anni di pratica l’esame scritto si svolge una volta l’anno (a dicembre) e si deve aspettare l’anno successivo (giugno-luglio) per conoscerne gli esiti. 3) L’esito dell’esame di avvocato non è meritocratico e dipende dalla fortuna, da chi corregge l’elaborato (avvocato, magistrato, professore) e dalla sede geografica in cui si risiede, la quale determina diverse percentuali di ammessi all’esame orale (La Commissione di Lecce ammette il 28 % , Catanzaro il 70 %). Solo il 30 %, oggi, in media supera l’esame e se tutto va bene iniziano da settembre gli esami orali. 4) Durante i tempi di coloro che oggi rappresentano la casta superare l’esame di avvocato era molto semplice(passavano più del 70 %). 5) Ora, invece, si vogliono chiudere le porte dell’avvocatura alle nuove generazioni perché si dice che siano troppi gli avvocati. Il problema è il passato non il presente! L’esame di avvocato è divenuto una procedura o un gioco ad ostacoli, che inizia all’età 19 anni e si conclude, nella migliore ipotesi, a 30 anni di età. A 30 anni si riparte da zero, non si è in grado si svolgere la professione autonomamente perché non istruito in tal senso durante l’Università o la pratica. Spero che il problema di noi giovani laureati e praticanti avvocati venga sensibilizzato. Pertanto, Vi invito a far conoscere tali problematiche ai politici, alla società, a chi ci dovrebbe tutelare. Grazie, Dott. Giuseppe Santoro

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