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Egregio direttore, leggo con sempre maggior perplessità gli articoli riguardanti l'università e mi affligge pensare a come ormai la laurea sia diventata un inutile orpello, un pezzo di carta che tutti, dottori e non si sentono in dovere di valutare dall'alto della propria illuminante esperienza (leggi Pansa). Cercare di spiegare a questi stimati signori il "senso" della laurea è quanto di più degradante ci possa essere se penso a quanto la cultura significhi per la presa di coscienza dell'identità di un popolo, per la costruzione dell'equità sociale e per il benessere e l'evoluzione dell'umanità. Ciò che non mi è chiaro è il motivo per il quale ci si ostina a volere illudere migliaia di giovani promettendo loro posti di lavoro inesistenti. Dato l'evidente menefreghismo che si riserva sia all'umanesimo sia alla ricerca scientifica, sono portata a concludere che il problema stia a monte, nelle istituzioni delle quali siamo le pedine. Imporre di non laurearsi fa regredire un paese, perchè come ci hanno insegnato le dittature se pensi troppo sei pericoloso. E' ora di finirla con gli inganni e i falsi moralismi.Ciò che emerge con estrema chiarezza è che l'Italia non è un paese per giovani: saremo anche bamboccioni, sfigati e monotoni ma a differenza di chi vorrebbe farci credere il contrario, abbiamo ancora la forza di ribellarci a questi condizionamenti che non fanno altro che danneggiarci.Perchè dovremmo accontentarci di un quarto di ciò che prima di noi hanno avuto i nostri genitori e esser al tempo stesso tacciati di ingratitudine e snobismo se ci impegnamo per avere di più? Un paese che non investe sulla gioventù è destinato a non vedere più la luce né a rialzarsi dal baratro. E' una sacrosanta legge biologica. Distinti saluti.

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