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Soli et sanguinis Tra le tante fiabe che si sentono raccontare in questo paese c'è quella che parla di un principio perverso secondo il quale tutti, e sottolineo tutti, hanno il diritto di venire in Italia. E soprattutto “la crema”: rumeni, albanesi, africani, nordafricani, sudamericani, cinesi, cingalesi, zingari, eccetera, eccetera... Quanti siamo su questa terra? Sette miliardi di persone? Tutti in Italia! E' un principio che non si sa da dove piova e che molti, soprattutto una certa sinistra particolarmente miope, insistono a spacciare per solidarietà e accoglienza, senza accorgersi che in questo modo fanno esattamente il gioco di chi questa gente la vuole sfruttare e vuol creare le condizioni per poter sfruttare anche noi. Una lotta tra poveri che ha mandato completamente in malora il mondo del lavoro in questo paese. Già, perché la stessa fiaba dice anche che abbiamo bisogno degli immigrati per fare quei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Tuttavia è sufficiente guardarsi intorno per capire che in realtà gli immigrati vengono qui per fare quei lavori che gli italiani A QUELLE CONDIZIONI non vogliono più fare. E avere a disposizione una massa sempre crescente di poveri disperati disposti a farsi schiavizzate pur di portare a casa un pezzo di pane magari in nero, fa gioco a molti. E' un piatto troppo ghiotto poiché permette da un lato di sfruttare manodopera straniera a bassissimo costo, dall'altro di ricattare i lavoratori italiani con la politica del prendere o lasciare e raccontando loro che per poter continuare a lavorare è necessario rinunciare a tutta una serie di tutele, articolo 18 compreso. Se non ci fossimo lasciati invadere da questo esercito straniero, un'azienda che per esempio ha bisogno di operai, non avendo l'extracomunitario di turno disposto per disperazione a farsi sfruttare sarebbe costretta ad assumere manodopera italiana, a farla lavorare con regolare contratto e non in nero, a pagarla adeguatamente e a trattarla con dignità e nel rispetto di quelle tutele che sono il frutto di anni di lotte sindacali dei nostri padri. E che palle! Vuoi mettere quanto è più comodo l'extranegro irregolare che puoi pagare una miseria e mandare via a calci nel culo quando vuoi? E qui entra in gioco quell'altra fiaba, quella che la mena con la storia della crescita demografica a zero. Ma dobbiamo arrivare ai livelli della Cina per capire che non ci stiamo più? Esci di casa la mattina: coda. Vai a pranzo: coda. Vai a fare la spesa: coda. Vai alle poste: coda. Vai dal medico: coda. Vai affanculo: coda anche là. E che cazzo! L'Italia non è l'America o l'Australia di un secolo e mezzo fa, dove il problema era quello di popolare il paese. Ovunque vai ci sono case, cemento e automobili, case, cemento e automobili, case, cemento e automobili... Senza contare che ormai i nostri capoluoghi di provincia, specialmente al nord, sono diventati città africane. Quanta altra gente pensiamo possa starci in questo paese prima di scoppiare del tutto? ________________________________________ Wasabi wasabi.spazioblog.it@alice.it http://ilpaesedeibalocchi.spazioblog.it

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