Cerca

Egregio Direttore, l’attuale legge elettorale, spregiativamente indicata come “Porcellum”, a detta dei più va modificata. Il “Porcellum” (che per Calderoli era “una porcata” solo limitatamente al premio di maggioranza su base regionale al Senato) è fatto oggetto di feroci critiche sia da buona parte del Centrosinistra, che tuttavia con la vecchia legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum, nel 2006 avrebbe perso le elezioni, anziché vincerle, sia da buona parte dei suoi stessi promotori del Centrodestra, che a suo tempo si sono mangiati il fegato per aver grazie a tale legge regalato la vittoria agli avversari nel 2006, appunto. La fotografia emersa dal voto espresso in Italia alle elezioni politiche del 2006 era quella di un Paese spaccato esattamente a metà, con uno scarto infinitesimo (250.000 voti) a favore del Centrodestra al Senato e uno scarto ancora minore (24.000 voti) a favore del Centrosinistra alla Camera. Questa era la realtà nuda e cruda del voto, non deformata da alcuna alchimia o algoritmo o automatismo elettorale. Sulla sola base dei voti espressi (e non filtrati attraverso alcun meccanismo distorsivo), nel 2006 la Camera avrebbe avuto una maggioranza di Centrosinistra e il Senato una maggioranza di Centrodestra. Ad alterare questo risultato, che avrebbe necessariamente portato a un governo di grossa coalizione, come avvenuto poco prima per analogo motivo in Germania (e non mi pare che i tedeschi abbiano avuto a lamentarsene), ci si è messa appunto l’alchimia elettorale. Infatti il premio di maggioranza (a mio avviso uno strumento da utilizzare con estrema parsimonia per evitare insane derive, come quella fascista del 1923) è stato attribuito sulla base del risultato nazionale per la Camera, mentre al Senato (più per vincolo costituzionale che per scelta dei legislatori) è stato assegnato su base regionale. Analogamente a quanto avvenuto negli Stati Uniti all’epoca della prima elezione di Gorge W. Bush, la sommatoria dei premi di maggioranza su base locale ha reso vincente lo schieramento che su base nazionale sarebbe risultato perdente. Anche noi ci siamo un po’ americanizzati. Bush fu eletto con poco meno della metà dei voti espressi, mentre lo sfidante Al Gore perse le elezioni, nonostante poco più della metà degli americani gli avesse accordato la propria preferenza: sorte analoga ha avuto il Centrodestra italiano al Senato nel 2006. E’ questo il paradosso delle leggi elettorali basate su premi di maggioranza, che inevitabilmente finiscono per deformare la realtà del voto: che siano su base nazionale piuttosto che regionale o piuttosto che all’interno del singolo collegio elettorale (come nel sistema maggioritario) fa poca differenza. Credo che l’attuale pseudobipolarismo, che non a caso si sostiene su tali premi di maggioranza, abbia semplicemente avvelenato l’Italia e che le contrapposizioni “per partito preso” non siano utili a nessuno. La stagione bipolare è responsabile a mio avviso dell’effetto “tela di Penelope”, per cui ciò che è stato fatto dal governo del polo A viene cancellato dal successivo governo del polo opposto B. E intanto il Paese va in malora, o a ramengo, se si preferisce, poiché in tali condizioni non si riesce a realizzare riforme incisive e che trovino larga condivisione. Il modello bipolare non ci ha finora portato gran fortuna. Mi arrischierei a dire che se in questi ultimi anni avessimo avuto al governo la vecchia Democrazia Cristiana, ovvero la “balena bianca” (che fosse il partito unico “ante litteram”?), partito peraltro che non ho mai votato, le cose per l’Italia sarebbero probabilmente andate meglio. Non sento un particolare trasporto a incensare la Prima Repubblica, ma ho la netta impressione che la Seconda si sia rivelata di gran lunga peggiore. Ritengo che le possibilità di portare avanti progetti utili e di realizzarli sarebbe maggiore se si superassero gli steccati ideologici costruiti ad arte e ormai diventati obbligatori, come nel tifo calcistico. Penso che il tanto deprecato “Porcellum” ci abbia indirizzato nella direzione di un sistema più pluralista e meno distorsivo del precedente “Mattarellum” (ricordo che con quest’ultimo sistema nelle elezioni del 2001 un 55% dei voti espressi a favore del Centrodestra in Lombardia si è tradotto nel 100% dei candidati eletti nei collegi uninominali e la stessa cosa si è verificata in Emilia-Romagna per il Centrosinistra). Resta ancora un po’ di strada da percorrere per avere un sistema effettivamente democratico (dove i voti di tutti abbiano uguale peso, e perciò necessariamente di tipo proporzionale). Il “Porcellum” è un “aborto di proporzionale” (dove il proporzionale è del tutto deformato dal premio di maggioranza) senza preferenze sui candidati (qui sta lo scandalo maggiore). Rispetto al “Mattarellum” è stato fatto un passo avanti, ma solo per metà. Si faccia il passo per intero, verso un proporzionale effettivo e con le preferenze, lasciando agli elettori e non alle segreterie (come anche per i collegi uninominali con il sistema maggioritario) la scelta dei candidati. L’instabilità dei Governi durante la Prima Repubblica non era dovuta al sistema proporzionale, ma alla mancanza di vincoli di mandato che, all’atto della costituzione del Governo dopo le elezioni, avrebbero dovuto “sigillare” un programma di legislatura e una coalizione di Governo. Qualora la coalizione al Governo non fosse stata più in grado di proseguire il suo mandato, la parola sarebbe dovuta tornare automaticamente al popolo sovrano e cioè agli elettori. Questa clausola avrebbe fatto durare i Governi della Prima Repubblica per tutta la legislatura. Come sarebbe servita allora, così serve ancora adesso. Al sistema elettorale proporzionale sono state attribuite colpe che non aveva e nelle riforme elettorali che sono state fatte si è semplicemente buttato via il bambino insieme con l’acqua sporca. Con i più cordiali saluti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog