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Egregio Direttore, leggo volentieri i suoi articoli, ma mi sono recentemente chiesto se, in merito alla tanta dibattuta questione dell’articolo 18, non le sfuggano tante cose. Lei e di conseguenza il suo giornale sostenete a gran voce che l’articolo 18 tuteli i fannulloni e che esso non sia più attuale con le esigenze economiche dell’Europa e quindi dell’Italia. Un lavoratore viene reintegrato, magari anche ingiustamente, dal Tribunale del Lavoro di Torino e scoppia il putiferio. Ci saranno anche casi simili non lo metto indubbio, ma non sarà certo qualche rondine a fare primavera, suvvia. Partire dall'assunto che le aziende possano essere di base corrette con i lavoratori e che quindi le loro coscienze possano fungere da regolatore sociale è un errore di fondo. Basta pensare a quanta speculazione hanno fatto le imprese a discapito dei lavoratori con i contratti atipici. Ci sono lavoratori onesti che lavorano da anni con contratti che non ti permettono di vedere l'orizzonte. E le imprese che fanno? Finite le proroghe consentite dalla legge, molto spesso decidono di lasciare a casa i lavoratori anziché assumerli. Perchè non sono validi? Perchè non ne hanno più di bisogno? No, per ricominciare il giochetto daccapo. Questo naturalmente è anche un modo per rendere il lavoratore sempre ricattabile. Con il lavoro atipico per esempio, gli scatti di anzianità in busta paga sono praticamente scomparsi. Non parliamo poi di aumenti retributivi o di avanzamenti di livello. Eliminati dal vocabolario. Insomma già coi contratti atipici c'è stato un regresso delle condizioni lavorative e salariali e quindi sociali da far paura. Non facciamoci ancora del male, ne abbiamo visto già abbastanza.

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