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Noi giovani in fuga dalla Politica Alla parola politica molti giovani,nostri coetanei, scappano. Il sessantotto, giusto o sbagliato, vien ricordato per il periodo dell’interesse verso la politica e il duemilaundici ricordato per la vittoria del primo partito dei giovani: quello degli assenteisti. Quarant’anni fa chiedendo a un giovane cosa volesse dire politica, ti rispondeva possibilità di rappresentare il Tuo paese al meglio, capendo di cosa necessitasse. Oggi? Oggi è diverso! Politica è ora un lavoro, un modo di aiutare in primis te stesso e poi gli amici. Questo emerge da un’intervista di un noto quotidiano durante questa campagna elettorale. Si delinea quindi un rapporto sempre più difficile, complesso ed estremamente attuale. Si dice spesso che la motivazione derivi dal fatto che la classe governatrice non si occupa a sufficienza di Noi ragazzi. Nel contempo, anche Noi sembriamo avere un rapporto conflittuale con la politica, specie se confrontati con i coetanei degli anni Cinquanta e Sessanta. Nel periodo della ricostruzione e del boom economico lo strumento per partecipare al mutamento del Paese,appena uscito dalla dittatura e dalla guerra,erano i partiti, a cui i giovani si avvicinavano e divenivano luoghi dove si discuteva,si formavano le idee,si cresceva e si selezionavano i leader del futuro. Quelli di oggi, da Fini a Bertinotti e molti ancora. Insomma erano le parrocchie della Politica. È in questi anni che nascono le sezioni di partito giovanile e a macchia d’olio in tutti i paesi si radicano. Dove ci sono giovani c’è Azione Giovani, piuttosto che i Giovani del PC e molti altri ancora. Non fanno tempo a svilupparsi,queste organizzazioni, che si registra un allontanamento poiché vengono considerate troppo lente nel recepire le necessità e gli stimoli delle nuove generazioni, vogliose di politica, di partecipazione e di buon governo. Prendono così forma i cortei del 68’, le occupazioni, le proteste: una nuova forma di manifestare il proprio interesse verso la Politica. Modalità discutibile sotto molti punti di vista sicuramente, ma pur sempre alimentata da una forte fame di partecipare all’organizzazione della Nazione o comunque dal bisogno di manifestare le proprie opinioni. Però il cambiamento arriva nuovamente con gli anni ottanta che oggettivamente spazzano via l’aria e le idee lasciate dagli accesi anni precedenti,mutando gli interessi che si allontanano dalla politica e si spostano verso la vita privata,la carriera e si perde il concetto di classe,gruppo. Ora nessuno vuole più rappresentare altri. È ora che i giovani lasciano le trincee della scienza del governo per pensare a se stessi e ciò si è via via incrementato fino ad oggi. Lo si nota nella mancanza di fiducia nelle istituzioni,nella rinuncia di credere negli ideali delle generazioni precedenti e nella negativa, ma diffusa, abitudine di vedere l’attività di governo come un’entità che oramai non ci appartiene più poiché troppo distante dai Nostri occhi. Ovviamente i recenti scandali, le promesse a volte non mantenute, l’opportunismo e i giochi di potere possono motivare lo scetticismo, ma a mio avviso non sono l’attenuante per sentirci con la coscienza a posto nel non far nulla, nel continuare a guardare questa nave che affonda senza far nulla. Elezioni,referendum,qualsiasi chiamata alle urne è disertata o perlomeno viene dopo la partita della propria squadra ,della giornata con gli amici o del parco divertimenti. Valori sacrosanti,poiché esiste la libertà,ma che determinano la crescita del partito “assenteista” Italiano. Quest’ultimo però è anche il gruppo che terminata la campagna elettorale si lamenta maggiormente per come viene governato il Bel Paese, per le troppe imposte, per tutto! Ma la realtà è solo questa? La risposta è semplice: No. Informandosi nei social network, sui profili dei partiti politici e su alcuni giornali, Noi junior della Politica esistiamo ancora. Ovviamente non facciamo notizia come altri coetanei che si dedicano ad altre attività,ma da Destra a Sinistra , con gli stessi valori e voglia di fare dei secoli scorsi continuiamo a militare. È una passione che nasce quando capisci che da più soddisfazione aiutare, rappresentare e tutelare il prossimo che pensare solamente a te stesso. Tale spirito di servizio può nascere in qualsiasi momento,facendo il capoclasse,alle superiori o il rappresentante di facoltà, all’università, ma pure più tardi quando si sente forte la motivazione di dover mettersi in gioco per il prossimo. È questo che ti da la carica e la forza,il dover tutelare e guidare una collettività, dalla classe di amici al Paese. A volte può diventare pure pericolosa: può allontanarti dagli amati, dagli amici e a volte farti urlare contro te stesso,chiedendoti chi te l’abbia fatto fare,ma poi rifletti e capisci. Te stesso! Crescere con questa passione, che diventa poi malattia, voglia di sapere, capire tutto ciò che accade attorno a te può si essere intricato ma allo stesso tempo poi ti ripaga con la soddisfazione del grazie di coloro che rappresenti e con quel senso di coscienza con cui alla sera ti addormenti, convinto di aver operato positivamente anche oggi per coloro che rappresenti. Ed è proprio questo che non deve mai mancare: la responsabilità. Quel senso di dover in ogni momento rispondere a colui che ti ha delegato la sua rappresentanza, perché nel momento in cui ciò cessa avviene il tradimento e si casca in quel burrone che oggi tanto critichiamo: l’opportunismo personale. Politica è star nelle piazze sotto gazebo bianchi tutta la domenica a parlare con la gente,politica è imbustare 210.000 lettere per presentare un candidato che non sei te,andare nelle case e capire cosa vuole la gente, è capire e ricordarsi che si è al servizio della gente e MAI il contrario,il tutto senza essere mai al servizio del vile denaro. Falso sarebbe operare per quel forviante “Dio denaro” . Ovviamente quanto detto, a giorni nostri può sembrare elitario e populista ma in realtà è ciò che dovrebbe essere, ciò che Noi giovani dobbiamo riformare nella Politica. Perché non andare a votare,protestare imbrattando una piazza o rompendo beni pubblici non aiuta nessuno, non cambia nulla. Permette solamente a chi siede su quelle sedie, che noi tanto critichiamo, di poter affermare che non siamo certo i più adatti a sostituirli. E di ciò la gente se ne sta convincendo. Noi giovani dobbiamo iniziare a dare e offrire un’alternativa ai Nostri concittadini e non è difficilissimo:non siamo diversi dai Nostri predecessori e non dobbiamo convincerci di esserlo, perché ciò è quello che “QUALCUNO” vuole. Ritroviamo i Valori della vera Politica. Ideali e valori da riscoprire e ritrovare in quella che deve essere una nuova Politica, un nuovo progetto e perché no, un nuovo sogno Italiano in cui credere. E forse spetta proprio a Noi Giovani esserne i protagonisti! Piergiovanni Ferrarese Studente universitario

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