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Gentilissimo Direttore, sarebbe lapalissiano dire che ognuno ha i rappresentanti che si merita. I nostri sono proprio una rovina. Le loro leggi sull’immigrazione sono fatte per castigarci e svendere a prezzi di saldo l’Italia, o ciò che resta, ai nuovi arrivati. Non solo le leggi che ci siamo confezionati sono una sorta di cilicio, ma nessuno si sogna neppure di farle rispettare. E’ sempre più evidente che siamo ormai terra di conquista e sempre più emarginati, ridotti a ospiti indesiderati in quella che fino a poco tempo fa era casa nostra. Per fare un esempio, gli immigrati cinesi, laboriosi e intraprendenti, a Milano come altrove (vedansi anche Londra e New York, niente di nuovo sotto il sole), si sono costruiti la loro società parallela, e cioè, oltre ai propri negozi ed esercizi commerciali, non tutti in regola con le nostre leggi, anche le proprie banche (clandestine), i propri ambulatori medici (pure questi clandestini), le proprie case d’appuntamento, la propria malavita organizzata. Come altre comunità immigrate, quella cinese tende a chiudersi in se stessa e a restare impermeabile rispetto al contesto sociale in cui viene a trovarsi. Questa tendenza è del tutto assecondata dalle nostre leggi, incapaci di creare qualsiasi presupposto affinché il termine “integrazione” possa acquistare un qualche significato (se non quello di acquisizione di ulteriori diritti) e possa riferirsi a una qualche realtà specifica, anziché rimanere un vocabolo astratto, confinato nelle pagine del dizionario. Chiunque approdi sul suolo italiano pare debba avere solo diritti e nessun dovere; tutto è dovuto: servizio sanitario gratuito (che, essendo tale viene spesso usato a sproposito, credo con poco vantaggio del contribuente), priorità nell’assegnazione di alloggi a canone agevolato, informazioni assai dettagliate su tutto ciò che può essere preteso, sussidi di vario genere (in qualche caso è stata assegnata anche la pensione di reversibilità alle seconde e terze mogli, giusto per non far torto ai poligami). Manca solo che qualcuno, genuflesso, stenda il classico tappeto rosso davanti ai nuovi arrivati, che si accomodano volentieri, saltando la fila. Gli italiani che si erano già messi in fila possono invece aspettare, arretrando ancora di un po’. Le politiche lassiste e buoniste in tema di immigrazione hanno portato a questa situazione, che sta gradualmente emergendo. Quando ci si sarà resi conto del problema, questo sarà ormai irrisolvibile e la conflittualità dovrà a pieno titolo entrare a far parte della vita quotidiana. Tollerare che le leggi non vengano rispettate e che ognuno segua le proprie non è il modo migliore per dimostrare rispetto e accoglienza. Né ritengo che chi giunge nel nostro Paese abbia diritto all’extraterritorialità, ossia diritto di ritagliarsi un pezzo di territorio dove ricreare la patria d’origine. In effetti la comunità cinese non dimostra un’esagerata propensione a integrarsi, mentre preferisce evitare commistioni, anche linguistiche, e proseguire sulla propria linea autarchica. A quanto pare nella Chinatown milanese, dove tra l’altro si stampa in migliaia di copie un quotidiano rigorosamente ideogrammatico, in lingua cinese, ben pochi conoscono la lingua italiana, pur essendo residenti da anni in Italia. Molti tra poco potranno votare, avendo conseguito “a pieno titolo” la cittadinanza italiana, decidendo così anche per noi. Non importa se sanno comunicare solo con ideogrammi e hanno poca motivazione a conoscere la realtà esterna alla loro comunità chiusa. Stando così le cose e stando così le leggi, inefficaci e comunque non rispettate, o magari espressamente concepite per autocastigarci, credo di poter pronosticare che, se tutto va bene, siamo rovinati. Con i più cordiali saluti.

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