Cerca

Chi sostiene che il ritorno al proporzionale ci riporterebbe indietro di vent'anni omette di dire che l’approdo al maggioritario ci ha riportato indietro invece di oltre centocinquant’anni, e più precisamente ai tempi in cui Carlo Alberto promulgava lo statuto del regno di Sardegna (1848), successivamente esteso al regno d’Italia. Il primo sistema elettorale italiano, già in uso nel regno di Sardegna, fu infatti di tipo maggioritario. Il critico letterario Francesco de Sanctis, deputato al primo parlamento italiano (1861) e poi più volte ministro, ne dà una rappresentazione non propriamente elogiativa, descrivendone assai pochi pregi, rispetto a una lunga sfilza di difetti. In effetti già allora questo sistema mostrò non pochi limiti, favorendo tra l’altro, oltre a mercanteggiamenti di cui il tacere è bello, la proliferazione di partiti minori e minimi, il cui numero tende invece, come la storia ha dimostrato, a ridimensionarsi fortemente in un sistema di tipo proporzionale anche con soglia di sbarramento microscopica. Il sistema di tipo proporzionale puro è il termine di paragone per qualunque altro sistema elettorale, che sia da esso derivato oppure no, perché è l’unico in grado di produrre una assemblea parlamentare che sia la riproduzione esatta, ossia la fotografia senza ritocchi, dell’elettorato da cui proviene il mandato per la rappresentanza. Qualsiasi modifica, come soglie di sbarramento o premi di maggioranza, che venga apportata a tale sistema altera in linea di principio, come lo farebbe uno specchio deformante, l’immagine fedele dell’elettorato. Tuttavia alcune modifiche, purchè assai contenute, possono rendere il sistema più funzionale ed essere perciò in questa ottica accettabili. Certamente il sistema maggioritario, con il suo rudimentale meccanismo del “lascia o raddoppia”, è l’antitesi di un sistema rispettoso degli elettori, ed è indicativo il fatto che l’idea da cui è nato nei Paesi anglosassoni pare sia stata ispirata dalle regole inerenti le scommesse sulle corse dei cavalli. Passare dal maggioritario uninominale a un proporzionale plurinominale non è cosa facile da realizzare, per la semplice ragione che i parlamentari hanno tutte le motivazioni a conservare i propri privilegi, che sono di gran lunga maggiori, e direi indecentemente maggiori, con il primo sistema. Essi si troverebbero infatti a votare contro i propri interessi. Non dispero però che una riforma di questo tipo possa essere comunque approvata. L’elettorato ne avrebbe un enorme guadagno in libertà (libertà di espressione politica e libertà nella scelta dei candidati), che è invece del tutto limitata con il maggioritario. Quest’ultimo, nella sua forma compiuta, cioè il maggioritario secco, non solo non consente di esprimere un orientamento politico articolato scegliendo tra più partiti, ma neppure di eleggere candidati che siano espressione dell’elettorato, poiché nei collegi uninominali la candidatura è preconfezionata e inappellabile, a mo’ di prendere o lasciare. Ebbene, è meglio lasciare. Con i più cordiali saluti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog