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FINTA LIBERALIZZAZIONE Con il decreto Bersani del 2007 sulle liberalizzazioni, si era inteso “liberalizzare” l’attività di Autoscuole. Prima di tale decreto, per avviare l’attività, era necessario “comperare” una licenza, tanto era restrittivo il rapporto tra numero di abitanti e licenze concesse che non vi era spazio per nuove concessioni, fermo restando il requisito della professionalità in capo al titolare, ossia il possesso dei titoli di insegnante di teoria e di istruttore di guida. Oggi, con la riforma, che tale non è in quanto si tratta di modifiche (cosa ben diversa dalla riforma), è richiesto l’esercizio, minimo di due anni, del titolo professionale, maturato negli ultimi cinque! Inoltre, dopo aver bloccato per circa quattro anni le sessioni d’esami per insegnante- istruttore, si è stabilito che l’accesso a tali esami è ammesso, previa frequenza di specifici corsi di 145 ore presso autoscuole, con costi di circa 4500 euro. In sintesi, se un giovane volesse “aprire” un’autoscuola, nel migliore dei casi, potrebbe realizzare il suo sogno dopo aver speso una considerevole somma di denaro ed aver fatto due anni di apprendistato presso un’autoscuola, per un totale di tre anni e…all’ autoscuola piacendo! E’ evidente che questo insieme di norme volute dalle associazioni di categoria, sono state ben congeniate con lo scopo di impedire l’accesso al mercato di altri operatori. Vi sono inoltre altri aspetti: il parco veicoli indispensabile per le categorie di patenti cosiddette superiori (C-D-E) è alquanto oneroso e, tale obbligo può essere soddisfatto aderendo ad un consorzio o acquistando i mezzi. Un tempo era ammessa la comproprietà dei mezzi ovvero la disponibilità degli stessi. Ovviamente, se un consorzio costituito non accetta altri soci (il che capita in molte parti), al malcapitato non resta che l’acquisto dei mezzi! In buona sostanza, se prima era tutto semplice, con la liberalizzazione, è tutto praticamente impossibile. Mettere mano alle previgenti leggi con questo tipo di riforma non è stato altro che per accogliere qua e là le voluttà delle Associazioni di categoria, dei singoli Settori e delle varie Caste. QUELLO CHE DOVEVA SERVIRE A RIGENERARE LE STRUTTURE UMANE ED ORGANIZZATIVE, AD ASSICURARE UN FUTURO OCCUPAZIONALE AI GIOVANI, CERCANDO DI LIBERARE IL POTENZIALE ECONOMICO DAL “MORSO” DEI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI, DELLA BUROCRAZIA, DELLE LICENZE E DELLE AUTORIZZAZIONI, ALLINEANDO L’ITALIA ALLA MEDIA DEI PAESI COMUNITARI, NON HA PORTATO AD UN MIGLIORAMENTO IN TERMINI QUALITATIVI E QUANTITATIVI, LADDOVE IL CITTADINO-CONSUMATORE CHIEDE DIGNITA’ E RISPETTO IN TERMINI DI CONCRETEZZA E DI REALE SVILUPPO ECONOMICO. NIENTE DI PIU’ FALSO POTEVA ESSERE FATTO MA, IN POLITICA, SI SA, LA MENZOGNA NON E’ REATO.

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