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Egr. Direttore: Vorrei porle una domanda. che fine ha fatto la sua battaglia per ottenere che i pagamenti dovuti dalla P.A. alle PMI avvenissero in tempi ragionevoli e certi onde consentire a quest'ultime di programmare sviluppo dell'attività con conseguente incremento dei posti di lavoro che, anche se precari (come le nostre aziende), consentono di sopravvivere ??? Non credo ci vogliano degli esperti in economia per capire che se le PMI raggiungono un sufficiente grado di sicurezza nella riscossione dei loro crediti possono ragionevolmente investire in sviluppo e crescere contribuendo in maggior misura alla ricchezza del Paese. Avevo fatto affidamento sul ministro Corrado Passera che, stimandolo in termini di innovatore (vedi Poste), potesse trovare una possibile soluzione (BOT, CCT, Cassa depositi e Prestiti od altro) per affrontare e risolvere questo problema ma devo prendere atto che siamo lontani dalla soluzione. La dichiarazione di recepimento della normativa che obbliga le P.A. ad un pagamento di 60 gg sarebbe utile se non venisse condizionata dai "decreti attuativi" che richiederebbero tempi biblici per la loro attuazione. Cosa dire dei contratti capestro che le "grandi" impongono ai "piccoli" con clausole vessatorie alle quali non è possibile sottrarsi se non rinunciando al lavoro ??? Non voglio discutere della possibilità di rivolgersi alla magistratura per ottenere la dovuta giustizia in quanto, visti i tempi, varrebbe la frase "l'operazione è riuscita ma il paziente è morto". Come può constatare non chiediamo riduzioni di tasse (visti i tempi), non chiediamo aiuti (tanto non ci sono soldi), ce la possiamo fare da soli con il nostro lavoro e sacrificio purché si riesca ad avere una concreta semplificazione per le procedure da seguire (tempo produttivo perso) e che si possano programmare (con i pagamenti certi) le varie attività di ricerca e sviluppo ( che ci facciamo senza aiuti) e si possa guardare al futuro con un certo ottimismo (che sicuramente non ci difetta). Potrei continuare su questa base ma vorrei suggerirle di utilizzare il suo potente mezzo per sensibilizzare le varie associazioni di categoria a sostenere (cosa che fanno di rado) gli interessi dei propri associati e di chiedere che alle trasmissioni dove si parla di sviluppo ed occupazione partecipino anche, e soprattutto, gli operatori che "sono in trincea" e non soltanto i soliti che poi si scoprono essere i destinatari degli aiuti di stato. Il problema dell'Art. 18, mi creda, è un falso problema e non interessa assolutamente la maggioranza delle aziende che producono in quanto quando il dipendente è valido non esiste che l'imprenditore non lo consideri patrimonio aziendale (se l'imprenditore non è un cretino). Avrò il piacere di continuare a leggere il suo giornale (come faccio da anni). Cordialmente e con il massimo della fiducia nella sua opera Giancarlo De Calisti

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