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Il brodo è stato allungato troppo. Non sarebbe opportuno abbreviare percorsi di studio che negli ultimi anni si sono allungati a dismisura, senza che la preparazione se ne sia minimamente giovata? Con i nuovi ordinamenti scolastici e universitari si apprendono sempre meno cose in tempi sempre più lunghi. E’ vero che la vita media si allunga, ma si apprende tanto di più quanto più si è giovani e in questo modo, e cioè facendo invecchiare le persone sui banchi di scuola per impartire loro insegnamenti a basso e bassissimo livello, si ottengono risultati mediocri. Se i titoli di studio vengono conseguiti sempre più tardi, si riducono fortemente le possibilità di trovare in età non troppo avanzata, e cioè prima della pensione, un lavoro stabile che consenta di formarsi una famiglia e di avere dei figli (sempre più rari tra gli italiani, che infatti stanno rapidamente scomparendo). E’ necessario intervenire a sostegno della maternità come si fa in Francia e Germania, creando condizioni di compatibilità tra lavoro e famiglia, ma anche rendere la scuola più selettiva, a partire dalla scuola media superiore, restituendo valore (e serietà) ai diplomi di maturità e riportando indietro a una scuola media superiore ben fatta molti degli attuali pretenziosi, inconsistenti e spesso inutili corsi di laurea breve. Il deleterio processo di liceizzazione dell’Università deve essere invertito. L’Università sta diventando un’area di parcheggio, dove si perde sempre più tempo. Ricordo, per fare un esempio, che negli anni Settanta gli Istituti Tecnici rilasciavano, tra gli altri, anche il diploma di perito nucleare (che all’epoca avrebbe potuto garantire un lavoro come quello di Homer Simpson). Oggi per ottenere un ipotetico titolo equipollente forse non basterebbe la laurea breve e, con la catastrofica formula del 3+2, probabilmente verrebbe richiesto, oltre ad essa, il biennio di perfezionamento. Qualche decennio fa, quando la scuola era più seria, bastavano quattro anni di scuola magistrale per formare un buon maestro, che sapeva pure di latino ed era in grado di alfabetizzare i suoi alunni. Ora non bastano una laurea e una specialità per insegnare agli alunni a leggere e scrivere, con il risultato paradossale che, nonostante l’ipotetica scienza (che però di fatto non c’è) il semianalfabetismo talvolta si ritrova non soltanto alle elementari (pardon, nella scuola primaria), ma addirittura all’Università, dove spesso si fatica a scrivere decentemente in italiano. Con i più cordiali saluti.

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