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Emergenza disoccupazione: per gli invalidi è ancora peggio! Appello alle istituzioni e ai mass-media

Avellin, 14 Febbraio 2012 Gentile direttore, le scrivo questa lettera per porre alla vostra attenzione un problema sociale, che colpisce molte persone e di cui nessuno, mi sembra, parli in maniera approfondita nelle varie trasmissioni televisive e sui giornali, che ho avuto modo di vedere e di leggere: l’accesso al lavoro degli invalidi civili e dei disabili in Italia. Sto cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica e i mass media su questo delicato e fondamentale aspetto della società civile italiana, scrivendo a varie trasmissioni e testate giornalistiche, sperando di ottenere finalmente un interesse concreto e soprattutto risolutivo da parte delle istituzioni. L’esigenza di parlare si è accresciuta sempre di più, dopo aver ascoltato le parole di alcuni rappresentanti istituzionali, che non solo mi hanno mortificato, ma anche profondamente indignato. Non voglio assolutamente entrare in sterili polemiche, né diventare un caso per strumentalizzazioni politiche, ma è giusto che noi invalidi civili facciamo sentire la nostra opinione, A VOCE ALTA! Allora, vi racconterò la mia storia, che vuole essere un esempio di cosa succede oggi nel nostro Bel Paese, a chi è invalido come me (ovvio le generalizzazioni sono inutili e non sempre rappresentative della totalità, ma e’ giusto un piccolo esempio). Ho 33 anni, affetto da diabete mellito insulino- dipendente (da quando ne avevo 13) e da una paralisi ostetrica al braccio sinistro (dalla nascita). Mi è stato riconosciuta un’invalidità civile con percentuale del 60 %, quindi appartengo per quanto riguarda il lavoro alle categorie protette, ai sensi della legge 68 del 1999. Con moltissimi sacrifici (frequentare le lezioni all’università, studiare, sostenere gli esami, con le ipoglicemie o le iperglicemie, per un diabetico non è cosa facile mi creda!) mi sono iscritto all’università, laureandomi in Scienze dell’Educazione con votazione 110/110 con lode nel 2009. Quando mi sono laureato avevo circa 30 anni (sarei uno sfigato, come ha detto ‘qualcuno’, perché non sono riuscito a laurearmi entro i 28 anni?Beh, non credo!!). Ma andiamo oltre, perché non mi piace piangermi addosso. Sono laureato da 3 anni e non riesco a trovare uno straccio di lavoro. Ho inviato centinaia di curriculum in tutta Italia e fatto tanti colloqui a Padova, Firenze, Milano, con enormi sacrifici (quindi chi ha riferito ai nostri politici che noi giovani vogliamo il lavoro sotto casa, perché vogliamo stare con mamma e papà?. Da quali fonti lo deducono?). Inoltre, ho fatto numerosi colloqui non solo per educatore (la professione per cui ho studiato) ma anche per mansioni che richiedono un profilo professionale più basso, presso aziende e agenzie di lavoro interinale che richiedono categorie protette per assolvere agli obblighi di legge (receptionist, addetto alle vendite, centralinista ecc ecc). Quindi non è vero che noi laureati non ci ‘abbassiamo’ a svolgere più umili. Ebbene, sono ancora senza lavoro. Il punto è questo: è mai possibile che un giovane, dopo aver fatto tanti sacrifici per laurearsi, che parla discretamente l’inglese, è invalido civile, appartiene alle categorie protette, non riesce a trovare uno straccio di lavoro?? E chi è invalido e ha solo il diploma, vorreste dirmi che non lavorerà mai???Inoltre,talvolta rimango allibito e sconcertato da alcuni annunci per personale appartenente alle categorie protette, quindi precisiamo, gente invalida e disabile, che ha problemi di salute, più o meno gravi. Si richiede: laurea o diploma, conoscenza ottima di 3 o 4 lingue straniere, uso dell’automobile per spostamenti lavorativi più’ o meno lontani, conoscenza di sistemi gestionali informatici molto complessi ecc ecc. Beh, le aziende dovrebbero formare ed istruire sul luogo di lavoro l’invalido, prima di pretendere apriori competenze del genere. Non nego che possa esserci qualcuno competente in tal senso, ma alla maggioranza chi ci pensa? Evidentemente qualcosa nel processo di inserimento lavorativo dei disabili non funziona. Inoltre sussiste un altro aspetto della questione: per una persona sana teoricamente è più facile trovare lavoro, mentre per un invalido è più difficile, non solo perché per le sue condizioni di salute non può accedere a determinate occupazioni, ma anche perché proprio gli spostamenti sono difficili, se non impossibili. Un esempio: un invalido, che vive al Sud, viene assunto al Nord. Cambia domicilio o residenza, il medico di base, ospedale in cui curarsi. Dopo 3 mesi gli scade il contratto di lavoro a tempo determinato e non più rinnovato. Cosa deve fare? Spostare residenza o domicilio, medico curante e ospedale nuovamente?? E’ una cosa scandalosa e assurda. Il punto finale è questo: bisogna potenziare l’accesso al lavoro dei disabili e renderlo veramente effettivo, attraverso una politica SERIA ed EFFICACE e strumenti più incisivi, come l’accompagnamento al lavoro serio e, non soltanto sulla carta, degli invalidi. Assistenza sul posto di lavoro da parte delle istituzioni, per chi appartiene alla legge 68/99 bisogna eliminare tutti quei contratti inutili e dannosi (contratto a tempo determinato inferiore a 1 anno, a progetto,cocopro, ecc ecc.), incentivi più forti e mirati alle imprese che devono assumere personale invalido a tempo indeterminato, ammortizzatori sociali e garanzie maggiori rispetto alle persone sane e tanto tanto altro.. Non voglio la pensione di invalidità, non mi piango addosso, sono giovane e ho studiato, voglio e posso lavorare. Sono disposto anche a trasferirmi al Nord,dato che qui al Sud la crisi occupazionale è davvero tragica. Ma c’e’ bisogno di maggiore garanzia e stabilità lavorativa ed economica, perché per un invalido spostarsi richiede sacrifici maggiori. Un invalido non può essere precario! In tal senso dovrebbe muoversi la legislazione. Anche se siamo invalidi, siamo una risorsa per questa società e vorremmo più rispetto e attenzione, da parte di tutti. La ringrazio per la cortese attenzione Distinti saluti L.G.

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