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La fiaba dell'articolo 18

Tra le tante fiabe che si sentono raccontare nel paese dei balocchi c'è quella che il lavoro deve per forza essere flessibile e che tale flessibilità è frenata dall'articolo 18. Come al solito si mischiano ed invertono le cause e gli effetti, al fine di creare confusione e raccontare alla gente che gli asini volano. In un paese "normale" la flessibilità può anche essere un vantaggio e i contratti a tempo determinato possono essere uno strumento per agevolare l'inserimento nel mondo del lavoro. In un paese normale, appunto... Invece in Italia, come al solito, tutto viene rigirato e stravolto per fregare la gente. Così la flessibilità è diventata precariato, sfruttamento, ricatto e, peggio ancora, il miglior modo per scaricare sui lavoratori il rischio d'impresa. Il problema come sempre non è lo strumento ma l'uso che in Italia se ne fa. Figuriamoci se venisse ridimensionato l'articolo 18: c'è da aspettarsi la totale implosione di quel che è rimasto sistema economico italiano. Io ho la fortuna (o sfortuna?) di aver vissuto quel breve periodo di vacche grasse a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, prima che le cose si guastassero e che l'entrata nell'euro facesse sentire i suoi effetti nefasti e devastanti. In quel periodo se un'azienda era veramente interessata ad una persona, alla sua specializzazione, alla sua professionalità era disposta a fare carte false pur di assumerla, mettendo sul piatto non solo stipendi interessanti ma anche benefit di tutto rispetto. Altro che articolo 18! Il problema era esattamente il contrario: evitare che la persona se ne andasse da un'altra parte, magari nell'azienda concorrente. Questa è la flessibilità! Ma per creare queste condizioni è necessario rimettere in moto l'economia e per farlo non c'è bisogno né di premi Nobel né di pozioni magiche ma servono soldi da spendere e fiducia nel futuro. Oggi (e da parecchio) non c'è né l'una né l'altra cosa. Se chi non ha un lavoro non avesse perso ogni speranza di trovarlo, se chi ce l'ha non dovesse passare le notti in bianco nel timore di perderlo, se chi ha un mutuo da pagare non dovesse convivere con l'incubo di non poter più far fronte alle rate, se si iniziasse a diminuire il famigerato cuneo fiscale in modo tale da lasciare qualche soldo in più nella busta paga di chi lavora, i consumi riprenderebbero immediatamente a salire, aumenterebbe la domanda interna e le aziende ricomincerebbero a crescere e ad aver bisogno di manodopera, di servizi, di strumenti, di consulenze, di giovani, eccetera. Purtroppo il tanto amato stellone centralista s'è magnato tutto: passato, presente e futuro. E in maniera irreparabile! Di soldi non ce ne sono più nemmeno per pagare gli interessi sul debito, figuriamoci per diminuire il cuneo fiscale. Tanto varrebbe mettersi il cuore in pace ed andare al default senza ulteriori accanimenti terapeutici di stampo Greco. L'articolo 18 non c'entra un cazzo! ________________________________________ Wasabi wasabi.spazioblog.it@alice.it http://ilpaesedeibalocchi.spazioblog.it

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